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Capitalismo immigrazione e profitti-Parte Seconda

Capitalismo immigrazione e profitti-Parte Seconda
di Domenico Di Dato
Dopo l’attenuazione del flusso migratorio di uomini e donne che dall’Est europeo si riversarono all’Ovest, – diminuzione che però non ha fatto cessare il fenomeno dato che con l’ingresso nell’Unione Europea di otto paesi nel 2004 ,Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, e poi di altri due, Romania e Bulgaria, nel 2007- è molto più semplice emigrare visto che gli emigranti provenienti da questi paesi sono considerati cittadini europei. Oggi, stiamo assistendo ad un’altra ondata migratoria, soprattutto dall’Africa sub sahariana. Ondata migratoria che in realtà viene esageratamente amplificata per motivi facilmente comprensibili. Guardando alle cifre reali dell’emigrazione dagli ex paesi dell’Est, africana e medio orientale, studi basati su dati ufficiali ci mostrano che la liberalizzazione del mercato del lavoro in Inghilterra e Irlanda ha di fatto indirizzato oltre il 60% dei lavoratori stranieri in questi due paesi, Nell’Europa pre EU- 15, quando erano solo 8 i paesi aderenti alla UE, la Germania e l’Austria erano i paesi dove si dirigevano gli emigranti provenienti da Est. Con l’allargamento a 15 paesi, e le misure adottate in Inghilterra e Irlanda, addirittura il 49,6% degli stranieri scelse l’UK mentre un’ altra parte consistente, il 12,2%,scelse l’Irlanda. Invece per quello che riguarda, gli emigranti dalla Romania, quasi tutti si riversarono, soprattutto per problemi linguistici in Italia e Spagna.
Un altro fenomeno da tenere presente è il genere dei migranti. Mentre prima si trattava soprattutto di uomini, la percentuale di genere cambiò. Le donne divennero molto più numerose e una percentuale importante tra gli emigranti. Nonostante la crisi economica, molti immigrati provenienti dalla Romania continuano a scegliere il nostro paese come meta di emigrazione. Prima di passare alle cifre totali dell’ondata migratoria che stà avvenendo in tutto il mondo, e parlando di amplificazione del fenomeno, le cifre riportate da uno studio dell’Università Politecnica delle Marche effettuato da Giulia Bettin e Eralba Cela, ci dice le percentuali dell’afflusso degli immigrati nei vari paesi europei. Non riporto tutta la tabella, ma è evidentissimo che gli ex paesi dell’est che oggi sono diventai europei attraggono percentuali minime di emigranti, mentre la quota maggiore spetta al Lussemburgo con addirittura il 39,1% seguito da Cipro con il 27,1% . L’Italia si trova all’undicesimo posto con il 6,4 immigrati ogni 1000 abitanti e il 6,9% della totalità degli immigrati.
Vediamo adesso le ragioni che spingono milioni di uomini a lasciare ad emigrare. Credo sia chiaro che il flusso Est- Ovest sia quasi esclusivamente di natura economica. L’avvento del capitalismo ha di fatto impoverito di molto la stragrande maggioranza degli abitanti di questi paesi, mentre una ristrettissima cerchia di oligarchi si è impadronita di tutte le ricchezze che prima appartenevano allo stato. E’ completamente crollato il welfare ed è aumentato di moltissimo lo sfruttamento.
E passiamo al problema dell’emigrazione africana e medio orientale verso l’Europa.
Prime considerazioni. Quanti sanno che in Giordania, a seguito delle guerre in Irak, Siria e golpe in Egitto, ci sono 1,3 milioni di emigrati? Di fronte a 900.000 che sono arrivati in tutta Europa nello stesso periodo. E la Giordania è molto più piccola dell’Europa e con risorse infinitamente minori. E quanti sono quelli in Libano fuggiti dalla Siria dalle zone occupate dall’Isis? Si tratta addirittura di 1,3 milioni di siriani che vivono ammassati in campi profughi dove manca di tutto. E il Libano aveva una popolazione di 4,4 milioni di abitanti ed è un paese più piccolo di una regione italiana. Quindi la sua popolazione è cresciuta più di un terzo e esistono gravissime situazioni di povertà estrema. Che possono innescare una nuova guerra civile. E quanti africani sono fuggiti dai loro paesi recandosi in altri paesi africani? L’ONU stima in 21 milioni (VENTUNO MILIONI) gli emigrati africani che sono fuggiti dalle loro terre in seguito a guerre e massacri, rifugiandosi in altri paesi del continente. E qualcuno sà che, sempre secondo le stime dell’ONU, sono 19 milioni gli africani che devono abbandonare i loro paesi per cause ambientali? In realtà sono due i fattori principali , insieme ad altri che però che incidono molto meno. Iniziamo dal fattore che innesca tutti gli altri. Si tratta della deforestazione. E qui scopriamo la prima magagna quasi tutta italiana. Anche se guadagnarci di più sono i francesi. Ogni anno 60 milioni di metri cubi di legname vengono tagliati illegalmente. La foresta africana ha perso 52 milioni di ettari in cinque anni, e l’Italia è il primo importatore di legnami dal continente seguito dalla Francia. Un giro d’affari stimato intorno ai 150 miliardi di dollari. Gestito quasi completamente dalla criminalità organizzata. Soprattutto quella calabrese. E con il traffico di legname si sovvenzionano le vendite di armi. Navi cariche di legname liberiano, proveniente da aziende che commerciano in armi, attraccavano indisturbate al porto di Ravenna o di Genova. Lo documentarono gli attivisti di Greenpeace. Chi c’era dietro? Facevano parte del piano Kalergi? O quello di Soros? Che con la desertificazione e le carestie dovute ad essa hanno provocato l’ esodo di milioni di persone? O non piuttosto l’avidità e il guadagno illecito di tanti padroncini oltre che della criminalità organizzata i quali utilizzano l’emigrazione per il loro arricchimento? Si và dallo schiavismo alla prostituzione,dal caporalato o alla vendita di organi umani che servono per trapianti, al business sull’accoglienza.
Nel continente africano si contano almeno 17 milioni di migranti. Se la maggior parte vive tranquillamente nei paesi che li ospitano, le situazioni di rifiuto sono frequenti. Come accadeva nel nord Italia all’arrivo dei meridionali. E cosa dire dei paesi africani ed europei che per bloccare l’immigrazione adottarono misure inumane.? Qualcuno ricorda quello accaduto nel Maghreb nei confronti dei sub sahariani in partenza per l’Europa? Furono allontanati tutti verso il deserto marocchino praticamente senza cibo e senza acqua. La loro colpa fu di aver cercato rifugio nelle enclave spagnole di Melilla e Ceuta. I cui abitanti, polizia spagnola in testa, li deportarono nel deserto abbandonandoli nonostante tra essi ci fossero molte donne e bambini. La popolazione africana è la più mobile del mondo. Guerre, povertà, carestie, siccità, spingono le popolazioni di molti paesi a fuggire dai loro paesi recandosi in altri paesi africani. L’immagine di una Europa “fortezza assediata” deve essere largamente attenuata, se solo si faccia attenzione ai dati numerici.
Riguardo ai flussi migratori verso l’Europa il caso dell’Africa è emblematico. Essa è ricchissima di materie prime: oro, platino, diamanti, uranio, coltan, rame, petrolio, gas naturale, legname pregiato, cacao, caffè e molte altre. Queste risorse, sfruttate dal vecchio colonialismo europeo con metodi di tipo schiavistico, vengono oggi sfruttate dal neocolonialismo europeo facendo leva su élite africane al potere,o su gruppi di mercenari che innescano guerriglie destabilizzanti per impadronirsi delle ricchezze. I casi della Nigeria o della Sierra Leone sono lampanti. Questi due paesi in particolare saranno oggetto di un altro articolo. Con manodopera locale a basso costo e controllo dei mercati interni e internazionali, oltre cento compagnie quotate alla Borsa di Londra, britanniche e altre, sfruttano in 37 paesi dell’Africa subsahariana risorse minerarie del valore di oltre 1000 miliardi di dollari.
La Francia controlla il sistema monetario di 14 ex colonie africane attraverso il Franco CFA acronimo di «Comunità Finanziaria Africana»: per mantenere la parità con l’euro, i 14 paesi africani devono versare al Tesoro francese metà delle loro riserve valutarie! Il colonnello Gheddafi , che voleva creare una moneta africana autonoma, è stato assassinato con la guerra nel 2011. In Costa d’Avorio (area CFA), società francesi controllano il grosso della commercializzazione del cacao, di cui il paese è primo produttore mondiale: ai piccoli coltivatori resta appena il 5% del valore del prodotto finale, tanto che la maggior parte vive in povertà. Figuriamoci quelli che lavorano per loro in condizioni subumane. Questi sono solo alcuni esempi dello sfruttamento neocoloniale del continente. L’Africa, presentata come dipendente dall’aiuto estero, fornisce all’estero un pagamento netto annuo di circa 58 miliardi di dollari. Le conseguenze sociali sono devastanti.
Nell’Africa subsahariana, la cui popolazione supera il miliardo ed è composta per il 60% da bambini e giovani di età compresa tra 0 e 24 anni, circa i due terzi degli abitanti vivono in povertà e, tra questi, circa il 40% – cioè 400 milioni – in condizioni di povertà estrema. La mortalità infantile è altissima e la vita media è stimata in 58 anni. La «crisi dei migranti» è in realtà la crisi di un sistema economico e sociale insostenibile. Oltre alla deforestazione e alla dipendenza monetaria, di cui i principali beneficiari sono : Francia , USA, UK, Belgio, altri fattori incidono sulle economie locali. Esiste, ad esempio, un legame tra l’emigrazione e il forte impoverimento delle risorse ittiche dell’Africa occidentale, provocato dalla pesca selvaggia operata dalle flotte pescherecce di Paesi dell’Unione Europea, soprattutto italiane e spagnole, dell’Asia, Giappone in testa, e della Russia lungo i litorali africani. Questa attività, spesso di frodo, impoverisce l’economia ,locale, più di un terzo della quale è basata sulla pesca e sulla sua filiera. Di conseguenza i pescatori locali non riescono più a guadagnare abbastanza per vivere con la loro attività, e mentre una parte ha cercato di emigrare,altri si sono improvvisati scafisti di esseri umani. Con le loro barche trasportano uomini, donne e bambini verso le Isole Canarie (territorio spagnolo) prima tappa per l’ingresso in altri Paesi dell’Unione Europea. Lo riferisce l’International Herald Tribune. Il quotidiano riporta le statistiche delle Nazioni Unite, secondo le quali l’anno scorso 31mila persone hanno cercato di raggiungere le Isole Canarie dalle coste dell’Africa occidentale, con piccole imbarcazioni. Più di 6mila persone sono morte nella traversata. Nessuno ne ha parlato. Molte licenze di pesca, a prezzi stracciati, sono state ottenute tramite le solite mazzette a funzionari o uomini di governo di questi paesi. La risposta all’IHT di alcuni responsabili ribattono alle accuse affermando che i governi africani hanno venduto con troppa disinvoltura le licenze di pesca nelle loro acque e non esercitano un adeguato controllo sui pescatori di frodo!Come se non fossero loro quelli che sono forniti di pescherecci modernissimi con sonar per l’individuazione dei branchi di pesci e non usassero la pesca a strascico o reti lunghe decine di km.
Altra immigrazione, questa di genere femminile, riguarda la prostituzione, gestita tutta dalla criminalità organizzata. Anche dove è legale, i profitti sono enormi. Praticamente tutti i bordelli nei paesi in cui la prostituzione è legale, sono gestiti da papponi legati alla tratta delle schiave. Inizialmente, dopo la caduta del muro e approfittando del desiderio di molte giovani donne di trasferirsi nell’ eldorado occidentale, moltissime ragazze, spesso giovanissime, polacche, ucraine, moldave, lettoni,estoni, lituane, rumene, venivano attratte con la promessa di un lavoro o di un matrimonio in Italia o altri paesi UE, soprattutto Germania, dove erano ridotte praticamente in schiavitù e avviate alla prostituzione. Inizialmente tale tratta fu gestita da albanesi, soprattutto nella regione veneta. Che costituiva uno snodo importante e da dove potevano essere avviate anche in altre regioni. Era una prostituzione nascosta, che spesso non si svolgeva nelle strade ma in luoghi chiusi. Diventava una prostituzione invisibile, quella che non si vede, e che proprio per questo veniva operata in modo anche violento, con l’assassinio di ragazze che cercavano di sfuggirne. Inoltre, svolgendosi al chiuso, le pratiche sessuali erano spesso violente o di quelle che non si esaurivano con un semplice amplesso. Questo tipo di prostituzione rendeva profitti elevatissimi, e presto gli albanesi furono integrati o sostituiti dalla criminalità italiana. Dopo una prima fase, con l’ingresso a pieno titolo di paesi dell’Est nell’EU, il numero di ragazze rese schiave è raddoppiato. Cosi come si è allargato il bacino da cui provenivano le ragazze. Albania, paesi della ex Jugoslavia, Armenia, Bielorussia, rep Ceca, rep. Slovacca. E altri già citati sopra. Successivamente, cominciando dal Senegal, sono state portate in Italia e tutta Europa, facendole transitare dai Balcani, ragazze ivoriane, che in seguito alla guerra civile in Costa d’Avorio si erano rifugiate in Senegal. Il mercato al chiuso cercava ragazze sempre più giovani e soprattutto facilmente ricattabili. Dopo il Senegal sono stati altri paesi, come la Nigeria, il Ghana, il Cameroun, la Somalia , l’Eritrea. a fornire il mercato di nuove schiave. Unite a ragazze dell’America latina. Spesso anche esse di colore. Brasile, Colombia, Santo Domingo e le zone caraibiche sono stati i paesi maggiormente coinvolti. Purtroppo, svolgendosi quasi tutto al chiuso, il numero di ragazze ridotte in schiavitù non è facilmente verificabile.
Nella prossima e ultima parte dell’articolo, vedremo quali sono le cause delle guerre e dell’impoverimento dei paesi africani e soprattutto i paesi e le società implicate.
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CAPITALISMO, IMMIGRAZIONE E PROFITTI.

Domenico Di Dato

SO’ BENE CHE I POST TROPPO LUNGHI SPESSO NON VENGONO LETTI. PERO’ ALCUNE TEMATICHE NON SI POSSONO TRATTARE CON POCHE RIGHE.

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CAPITALISMO, IMMIGRAZIONE E PROFITTI.
Prime considerazioni. Quanti sanno che in Giordania, a seguito delle guerre in Irak, Siria e golpe in Egitto, ci sono 1,3 milioni di emigrati? Di fronte a 900.000 che sono arrivati in tutta Europa nello stesso periodo. E la Giordania è molto più piccola dell’Europa e con risorse infinitamente minori. E quanti sono quelli in Libano fuggiti dalla Siria dalle zone occupate dall’Isis? Si tratta addirittura di 1,5 milioni di siriani che vivono ammassati in campi profughi dove manca di tutto. E il Libano aveva una popolazione di 4,4 milioni di abitanti! Quindi la sua popolazione è cresciuta più di un terzo e esistono gravissime situazioni di povertà estrema. Che possono innescare una nuova guerra civile. E quanti africani sono fuggiti dai loro paesi recandosi in altri paesi africani? L’ONU stima in 21 milioni (VENTUNO MILIONI) gli emigrati africani che sono fuggiti dalle loro terre in seguito a guerre e massacri, rifugiandosi in altri paesi del continente. E qualcuno sa che sempre secondo le stime dell’ONU , e se qualcuno ne dubita potrà subito controllare, sono 19 milioni gli africani che devono abbandonare i loro paesi per cause ambientali? In realtà il vero fattore che innesca tutti gli altri, è la deforestazione. E qui scopriamo la prima magagna quasi tutta italiana. Anche se guadagnarci di più sono i francesi. Ogni anno 60 milioni di metri cubi di legname vengono tagliati illegalmente. La foresta africana ha perso 52 milioni di ettari in cinque anni, e l’Italia è il primo importatore di legnami dal continente seguito dalla Francia. Un giro d’affari stimato intorno ai 150 miliardi di dollari. Gestito quasi completamente dalla criminalità organizzata. Soprattutto quella calabrese. E con il traffico di legname si sovvenzionano le vendite di armi. Navi cariche di legname liberiano, proveniente da aziende che commerciano in armi, attraccavano indisturbate al porto di Ravenna o di Genova. Lo documentarono gli attivisti di Greenpeace. Chi c’era dietro? Facevano parte del piano Kalergi? O quello di Soros? Che con la desertificazione e le carestie dovute ad essa hanno provocato l’ esodo di milioni di persone? O non piuttosto l’avidità e il guadagno illecito di tanti padroncini oltre che dei delinquenti?
Il capitalismo , come i veri comunisti sanno bene, usa qualunque fenomeno , qualunque bisogno, qualunque sentimento, solo ed esclusivamente per trarne profitto. Di fronte al fenomeno dell’immigrazione, che coinvolge centinaia di migliaia di persone in Europa, e milioni in tutto il mondo, molti vedono tale fenomeno come fonte di arricchimento. Si và dalle cooperative ai C.A.S. ossia Centri di Accoglienza Straordinaria, dal caporalato a padroni che non hanno nessun scrupolo a sfruttare talvolta fino alla morte i nuovi schiavi. Ed è soprattutto la criminalità organizzata a trarne vantaggio. Le notizie di cronaca legate ad indagine sui CAS( Centri di accoglienza straordinaria) che sono tutti in mano a privati senza scrupoli, sono decine. Alcuni esempi sono illuminanti. Ne traccio solo qualcuno, ma in realtà sono quasi tutti cosi. A Fondi, nel Lazio, sono finiti agli arresti 6 persone, tra cui i gestori di due onlus, La Ginestra e L’Azalea, che oltre a queste gestivano diverse strutture di accoglienza nel comune laziale. Spendevano in tutto 1,66 euro al giorno per ogni immigrato, compreso il pranzo e la cena oltre al ricovero, e ne ricevevano 32,5 dallo stato. In un’intercettazione della Guardia di Finanza, parlavano di voler ridurre ancora di più il costo. Il gestore dell”Azalea, Luigi Pannozzo, era riuscito a farsi assegnare la convenzione per 20 migranti fornendo nella richiesta un indirizzo cui non corrispondeva alcuna struttura di accoglienza: Nell’appartamento indicato abitava la sua nonna materna e al pian terreno c’era il suo studio legale. I 20 richiedenti asilo che la Prefettura gli aveva affidato erano ospitati in un centro , che oltre a presentare “carenze igienico-sanitarie”, era situato in un immobile abusivo privo di certificato di agibilità e su una delle sue strutture, usate come alloggio per i richiedenti asilo, “era posto dell’eternit danneggiato“. Servizi per i quali tra il novembre 2016 e il giugno 2017 Pannozzo aveva percepito 630mila euro a fronte di una spesa di 28880 euro. Con un guadagno netto di oltre 600.000 euro. Insieme a lui finì agli arresti anche il suo socio in affari tale Orlando Tucci, che gestiva un’altra onlus, la Philia. Dove il costo per ogni migrante era identico a quello dell’Azalea. La Ginestra, altra onlus finita sotto indagine ha percepito 4,1 milioni di euro tra il 1° gennaio 2015 e il 6 settembre 2017. E teneva i richiedenti asilo ammassati come bestie: nella sede di Villa Luda dove venivano ospitate 39 persone mentre la capienza prevista era di 11 persone. Nella struttura denominata Piccola Africa che poteva ospitare 21 migranti ne vivevano invece 67, mentre presso La Ginestra “erano ospitate 84 persone per una capienza di 24.
Questi sono, tranne alcune eccezioni, i “CAS” che gestiscono il 75% dei migranti in Italia. Molti di essi sono gestiti direttamente dalla criminalità organizzata . Per combattere questo fenomeno ci sarebbero gli SPRAR, ovvero Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati. Però non ci si può speculare sopra. Sarà per questo che interviene salvini e il suo partito razzista? Per aizzare e instillare paura nelle persone cosi da far loro rifiutare gli SPRAR? Forse non molti ricordano il caso di Settime D’Asti, un paesino abitato da 600 persone. Mi interessò perché si trattava di tre famiglie palestinesi. Si trattava di 15 persone in tutto, tra cui 9 erano ragazzini/e e bambini/e. traumatizzati. Il sindaco, Guido Rosina, pensò di applicare lo SPRAR, che prevede di indirizzare i migranti verso percorsi individuali di inserimento socio economico. Gli SPRAR accedono al fondo nazionale per le politiche e i servizi d’asilo e per la realizzazione di progetti di accoglienza. Aizzate dalla locale sezione della lega e dai suoi tre consiglieri comunali, 272 persone si schierarono contro, firmando una petizione e chiedendo un referendum. Cominciarono a circolare voci messe in giro dai leghisti sulla delinquenza, qualcuna sul “terrorismo palestinese”, poi la solita solfa “prima gli italiani” In quel caso il consiglio comunale bocciò il referendum in quanto anticostituzionale. Che se fosse stato approvato sarebbe costato oltre 10.000 euro. La domanda che quindi dovremmo rivolgerci è : Perché si osteggiano gli SPRAR e si innesca il razzismo attraverso il solito”prima gli italiani” seguito da pagine di bufale propagandate dalla destra? Forse per favorire le cosiddette “onlus” che gestiscono i C.A.S.? O il caporalato? O chi controlla appunto il caporalato? Forse molti non sanno che il “caporalato” è molto più diffuso al nord che al sud. Tutta la raccolta del Chianti avviene attraverso il caporalato, cosi come molti altri prodotti e settori non solo agricoli. Per tornare al “caporalato” che riguarda il sud, penso che molti ricorderanno quello che accadde a Rosarno. In questo comune in provincia di Reggio Calabria, comandano incontrastate alcune potenti famiglie della “ndrangheta”. Alle ultime elezioni del 4 marzo, la lega di salvini è passata dallo 0,25% ad oltre il 13%. Se provate a fare il rapporto vi renderete conto che è del 5200%. Una percentuale da Guinness dei primati. In un comune dominato dalla ndrangheta. Chi ha permesso un tale exploit alla lega? Tutto merito del responsabile della sezione locale leghista, Vincenzo Gioffrè. A soli 19 anni ha fondato una cooperativa agricola con un personaggio legato al clan Pesce, marchio doc della ‘ndrangheta, con ramificazioni nel Nord Italia e in Europa, e leader nel narcotraffico internazionale. Secondo alcuni atti giudiziari, il partner d’affari di Gioffrè è stato tra gli armieri della cosca. Ma è solo questo il legame tra Gioffrè e personaggi in odore di ndrangheta? Assolutamente no. Gioffrè risulta infatti tra i fondatori di una seconda azienda, un consorzio di produttori agricoli beneficiari del caporalato. Tra gli azionisti dell’azienda, secondo i documenti societari, ci sono due uomini che l’antimafia collega direttamente alla famiglia Bellocco, alleata del clan Pesce. Ultima chicca è che Gioffrè fu presentato a salvini dal segretario regionale della lega, Domenico Furgiuele, che oggi è deputato del partito leghista. Il suocero del deputato è infatti in carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso e ha i beni sotto sequestro su richiesta dell’antimafia: per i giudici di primo grado, l’uomo è contiguo alle cosche di Lamezia. Fatto oltremodo imbarazzante è che nel congelamento del patrimonio societario e immobiliare è finita anche la moglie del deputato calabrese. A lei il tribunale ha sequestrato un immobile e una società. In definitiva, un filo rosso, anzi nero, lega i problemi. L’immigrazione, dovuta a cause ben definite e non a fantomatici piani di “poteri forti”con il motivo che vanno dalla creazione di una manodopera di riserva da utilizzare come arma di ricatto contro la classe operaia, al motivo addirittura di sostituire l’intera popolazione con un genocidio(parola di salvini) o con farci diventare tutti islamici, o sostituirci attraverso un meticciato che ci cancellerebbe del tutto. Motivi che innescano il razzismo salviniano e inducono timore e odio contro “l’invasione degli immigrati”.

V.I.Lenin -Opere Complete -Vol dal 19 a 29

https://paginerosse.wordpress.com/2017/11/26/v-i-lenin-opere-complete-vol-dal-19-a-29/

 

 

Solzhenitsyn, la spregevole eredità di un fascista

www.resistenze.org – cultura e memoria resistenti – storia – 29-08-17 – n. 641

Solzhenitsyn, la spregevole eredità di un fascista

Nikos Mottas * | communismgr.blogspot.it
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

03/08/2016

Era il 3 agosto 2008 quando morì il “patriarca” dell’anticomunismo, Alexandr Solzhenitsyn. Gli scritti di Solzhenitsyn sono diventati la principale fonte dell’isteria antisovietica e delle colossali calunnie contro il primo Stato socialista. Ancora oggi, l’opera principale di Solzhenitsyn, Arcipelago Gulag, è considerata la “bibbia” anticomunista degli apologeti del capitalismo e della propaganda antisovietica.

La presunta “onestà” delle testimonianze di Solzhenitsyn – che non riuscì mai a dimostrare – furono utilizzate nella costruzione di un’ossessione antistalinista e anticomunista di cui l’Occidente aveva tanto bisogno, soprattutto dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Ma chi era realmente questo russo vincitore del premio Nobel e che credibilità ha la sua narrazione antisovietica?

Il nucleo del lavoro di Solzhenitsyn è ispirato alla sua ferale inimicizia verso il comunismo. Ha cercato di creare per sé l’immagine “dell’eroe”, presentandosi come perseguitato dissidente dell’epoca di Stalin. Coloro che celebrano Solzhenitsyn tendono a dimenticare che la sua condanna del 1946 a otto anni di carcere è frutto della sua attività rivoluzionaria e filonazista. Alexandr Solzhenitsyn non mai nascosto i suoi sentimenti filonazisti. Infatti accusò Stalin di guidare l’URSS in guerra anziché stipulare un accordo con il Terzo Reich. Per Solzhenitsyn, la responsabilità dei milioni di vittime sovietiche nella guerra contro il fascismo era da imputare a Stalin e non alla politica imperialista e espansiva della Germania nazista!

Anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale dichiarava: “L’esercito tedesco poteva liberare l’Unione Sovietica dal comunismo, ma Hitler fu stupido e non usò quell’arma”. “L’arma”, secondo Solzhenitsyn, era lo sforzo dei vari gruppi controrivoluzionari e antistalinisti che operando all’interno dell’URSS potevano determinarne il crollo. Questo “patriota” era un traditore, pronto a vendere il paese e il suo popolo ai nazisti.

Dopo la sua liberazione dalla prigione, Solzhenitsyn iniziò a pubblicare libri in Unione Sovietica, avendo il sostegno del governo di Nikita Khruschev. Infatti, Solzhenitsyn (con le sue favole anticomuniste) divenne utile strumento della nuova agenda revisionista khruscheviana e della cosiddetta “destalinizzazione” dopo il 20° Congresso del CPSU nel 1956.

Lo scopo principale di Solzhenitsyn era quello di denigrare l’Unione Sovietica e il Socialismo. La pubblicazione del libro Una giornata di Ivan Denisovich, aumentò la sua popolarità in Occidente e nel 1970 – forse come riconoscimento della sua posizione antisovietica – ottenne il Premio Nobel per la letteratura. In Solzhenitsyn e nella sua accresciuta fama di scrittore, l’Occidente capitalista – in particolare gli Stati Uniti – trovavano un propagandista anticomunista autentico, soprattutto durante il periodo della guerra fredda. Nel 1974, il nobel russo stigmatizzò la sua cittadinanza sovietica migrando così in Svizzera e poi nel cuore dell’imperialismo, gli Stati Uniti. A questo proposito dobbiamo ricordare che durante i decenni ’70 e ’80 Solzhenitsyn legò il suo nome alle forze più reazionarie dell’imperialismo globale. Mario Sousa, che ha scritto diffusamente denunciando le menzogne riguardanti l’Unione Sovietica, sottolinea: “Furono sepolte le sue simpatie naziste in modo da non interferire con la guerra propagandistica contro il socialismo. Negli Stati Uniti, Solzhenitsyn venne spesso invitato a parlare in importanti convegni. È stato, ad esempio, l’oratore principale del congresso sindacale AFL-CIO nel 1975 e il 15 luglio 1975 fu invitato a tenere una conferenza sulla situazione mondiale al Senato degli Stati Uniti! Le sue conferenze costituiscono un’agitazione violenta e provocatoria, sostenendo e propagandando le posizioni più reazionarie. Tra le altre cose, chiese un nuovo intervento contro il Vietnam dopo la sua vittoria sugli Stati Uniti. E oltre! Dopo 40 anni di fascismo in Portogallo, quando l’ala sinistra delle forze armate prese il potere nella rivoluzione popolare del 1974, Solzhenitsyn iniziò una propaganda a favore dell’ingerenza militare statunitense in Portogallo che, secondo lui, avrebbe aderito al Patto di Varsavia se Gli Stati Uniti non fossero intervenuti! Nelle sue conferenze, Solzhenitsyn ha sempre deplorato la liberazione delle colonie africane del Portogallo”.

Solzhenitsyn ha legato il suo nome al brutale regime fascista del generale Franco in Spagna. “L’icona” della “libertà” non poteva nascondere la sua ideologia fascista: sostenne un certo numero di dittatori, tra cui Pinochet in Cile e Suharto in Indonesia.

Come evidenziò il saggista sudafricano Alex La Guma nel 1974, Solzhenitsyn ottenne un riconoscimento che non sorprende: fu “l’unico scrittore dell’Unione Sovietica, per quanto possiamo ricordare, a superare l’esame della censura razzista e anticomunista del Sudafrica” (Alexander Solzhenitsyn, Life Through a Crooked Eye, African Communist, 1974). Nel suo saggio, La Guma ha concluso che la prospettiva decisamente antisovietica e anticomunista di Solzhenitsyn era implicitamente congruente con i principi ideologici della classe dirigente del Sudafrica e dei suoi servitori. È significativo che Solzhenitsyn, ospite privilegiato di Margaret Thatcher in Downing Street, non abbia mai proferito parola contro l’apartheid razzista sudafricana.

Per Solzhenitsyn l’unica cosa importante era la sua costruzione propagandistica generata dalla sua mente: i 110 milioni (!!!), come scrisse, di “vittime di Stalin”. Le vere vittime, le vittime della brutalità dell’imperialismo in Asia sudorientale, in America Latina e in Africa non avevano importanza per lui. Dopo 18 anni negli Stati Uniti, ritornò in Russia nel 1994, quasi tre anni dopo il totale ripristino del capitalismo da parte dei controrivoluzionari corrotti. Naturalmente, Solzhenitsyn non disse una sola parola sugli eventi sanguinosi del 1993 a Mosca, quando Yeltsin ordinò all’esercito di bombardare la Camera dei Soviet.

Col sopravvento della controrivoluzione in URSS e nell’Europa orientale all’inizio degli anni Novanta, Solzhenitsyn smise di essere l’utile burattino della propaganda anticomunista. Le sue idee chiaramente fasciste e reazionarie non erano più significative per gli interessi degli imperialisti che, dopo gli eventi del 1989-1991, avevano bisogno di un approccio più tecnocratico e neoliberale verso il nuovo status capitalista della Russia.

Nel suo saggio Menzogne sulla storia dell’Unione Sovietica Mario Sousa sottolinea quanto segue:
“Per i capitalisti era un dono del paradiso poter usare un uomo come Solzhenitsyn nella sporca guerra contro il socialismo, ma ogni cosa ha un limite. Nella nuova Russia capitalista, ciò che determina il sostegno dell’Occidente verso i gruppi politici è puramente e semplicemente la capacità di fare buoni affari con profitti elevati sotto l’ala di tali gruppi. Il fascismo come regime politico alternativo per la Russia non è considerato un bene per gli affari. Per questo i piani politici di Solzhenitsyn per la Russia sono lettera morta fintanto che l’Occidentale persegue il suo interesse. Solzhenitsyn vorrebbe per il futuro politico della Russia un ritorno al regime autoritario degli Zar, in armonia con la tradizionale Chiesa ortodossa russa! Anche gli imperialisti più arroganti non sono interessati a sostenere una stupidità politica di questa entità”.

La storia ha riservato una delle sue pagine più scure per Alexandr Solzhenitsyn. Nel 2008, a pochi mesi dalla sua morte, il governo russo ha affrontato una forte reazione popolare alla decisione di dare il suo nome a una via di Mosca. Nei cuori di molti russi, Solzhenitsyn “era morto” molti decenni prima, quando decise consapevolmente di allearsi con i fascisti e con le forze controrivoluzionarie. L’eredità di Solzhenitsyn, quella celebrata dagli apologeti del capitalismo, sarà sempre alla deriva in un arcipelago di fascismo e menzogne.

* Nikos Mottas è il caporedattore di In difesa del comunismo, candidato al dottorato in scienze politiche, relazioni internazionali e storia politica.

 

1973-2017 : il collasso ideologico della “sinistra” francese (ed europea)

di Bruno Guigue, docente di filosofia e analista politico

Initiative Communiste”, mensile del Polo di Rinascita Comunista in Francia

Nel 1973, il colpo di stato del generale Pinochet contro il Governo di Unità Popolare in Cile provocò un’ondata di indignazione senza precedenti nei settori progressisti del mondo intero. La sinistra europea ne fece il simbolo del cinismo delle classi dominanti che avevano appoggiato questo “pronunciamiento”. Accusò Washington, complice del futuro dittatore, di aver ucciso la democrazia armando le braccia assassine dei militari golpisti. Nel 2017, al contrario, i tentativi di destabilizzazione del potere legittimo in Venezuela hanno raccolto nel migliore dei casi un silenzio infastidito, un sermone moralizzatore, quando non una diatriba antichavista da parte degli ambienti di sinistra, che si trattasse di responsabili politici, di intellettuali che godono di appoggi o di organi di stampa a grande tiratura.
Dal Ps all’estrema sinistra (ad eccezione del “Pôle de renaissance communiste en France”, che ha le idee chiare), si rimesta, si mette insieme capra e cavoli, si rimprovera al Presidente Maduro il suo “autoritarismo” il tutto mentre si accusa l’opposizione di mostrarsi intransigente. Nel caso migliore, si chiede al potere legale di fare dei compromessi, nel peggiore si esige che si dimetta. Manuel Valls, ex primo ministro “socialista”, denuncia la “dittatura di Maduro”. Il suo omologo spagnolo, Felipe Gonzalez, trova scandaloso l’appello alle urne, e incrimina “il montaggio truccato della Costituente”. Il movimento diretto dalla deputata della France Insoumise, Clementine Autain, “Ensemble” condanna il “caudillismo” del potere chiavista. Eric Coquerel, anche lui deputato della France Insoumise e portavoce del Parti de Gauche (il partito fondato da Mélenchon NdT) mette fianco a fianco i violenti che sarebbero dai due lati, pur avvertendo ingenuamente che “non vuole criticare Maduro”.

Cos’è successo tra il 1973 e il 2017? Mezzo secolo fa, la sinistra francese ed europea era generalmente solidale – almeno a parole – con i progressisti e i rivoluzionari dei paesi del Sud. Senza ignorare gli errori commessi e le difficoltà impreviste, non sparava alla schiena dei compagni latinoamericani. Non distribuiva responsabilità ai golpisti e alle loro vittime con giudizi salomonici. Si schierava, a costo di sbagliare, e non praticava, come fa la sinistra attuale, l’autocensura codarda e la concessione all’avversario a mo’ di difesa. Non diceva: tutto questo è molto brutto, e ognuno ha la sua parte di responsabilità in queste violenze riprovevoli. La sinistra francese ed europea degli anni ‘70 era certamente ingenua, ma non aveva paura della sua ombra, e non beatificava a ogni piè sospinto quando si trattava di analizzare una situazione concreta. È incredibile, ma pure i socialisti, come Salvador Allende, pensavano di essere socialisti al punto da rimetterci la vita.

A guardare l’ampiezza del fossato che ci separa da quell’epoca, si hanno le vertigini. La crisi venezuelana fornisce un comodo esempio di questa regressione perché si presta a un confronto con il Cile del 1973. Ma se si allarga lo spettro dell’analisi, si vede bene che il decadimento ideologico è generale, che attraversa le frontiere. Nel momento della liberazione di Aleppo da parte dell’esercito nazionale siriana, nel Dicembre 2016, gli stessi “progressisti” che facevano gli schizzinosi davanti alla difficoltà del chavismo, hanno cantato insieme ai media detenuti dall’oligarchia per accusare Mosca e Damasco delle peggiori atrocità. E la maggior parte dei “partiti di sinistra” francese (Ps, PCF, Parti de Gauche, Npa, Ensemble, i Verdi) hanno organizzato una manifestazione davanti all’ambasciata russa a Parigi, per protestare contro il “massacro” dei civili “presi in ostaggio” nella capitale economica del paese.

Certo, questa indignazione morale a senso unico nascondeva il vero significato di una “presa di ostaggi” che c’è stata, in effetti, ma da parte delle milizie islamiste, e non da parte delle forze siriane. Lo si è visto non appena sono stati creati i primi corridoi umanitari da parte delle autorità legali: i civili sono fuggiti in massa verso le zone governative, a volte sotto le pallottole dei loro gentili protettori in “casco bianco” che giocavano ai barellieri da una parte, e ai jihadisti dall’altra. Per la sinistra, il milione di siriani di Aleppo Ovest bombardata dagli estremisti abbigliati da “ribelli moderati” di Aleppo Est non contano, la sovranità della Siria nemmeno. La liberazione di Aleppo resterà negli annali come un tornante della guerra per procura combattuta contro la Siria. Il destino ha voluto che, purtroppo, segnasse un salto qualitativo nel degrado cerebrale della sinistra francese.

Siria, Venezuela: questi due esempi illustrano le devastazione causati dalla mancanza di analisi unita alla codardia politica. Tutto avviene come se le forze vive di questo paese fossero state anestetizzate da chissà quale sedativo. Partito dalle sfere della “sinistra di governo”, l’allineamento alla doxa diffusa dai media dominanti è generale. Convertita al neoliberismo mondializzato, la vecchia socialdemocrazia non si è accontentata di sparare alla schiena degli ex compagni del Sud, si è anche sparata nei piedi. Trasformata in corrente minoritaria – socialiberale – dentro una destra francese più devota che mai al capitale, il Ps si è lasciato sbranare da Macron, il tutto fare dell’oligarchia capitalista euroatlantica. Negli anni ‘70, la stessa destra francese “chiaramente liberale”, con Giscard d’Estaing”, era più a sinistra del Ps di oggi, e di questo residuo verminoso la cui unica funzione è quella di distribuire scranni ai fuggitivi dell’hollandismo.

Una volta voltata la pagina di Via Solferino (la sede del Ps NdT), si poteva sperare che la “sinistra radicale” ne avrebbe raccolto il testimone, saldando il conto con gli errori passati. Ma la “France Insoumise”, nonostante il suo successo elettorale del 23 Aprile 2017, è un grande corpo molle, senza colonna vertebrale. Si trovano alcuni che pensano che Maduro è un dittatore e altri che pensano che difende il popolo. Quelli che denunciano l’adesione della Francia alla Nato piangevano lacrimoni per la sorte dei mercenari wahabiti di Aleppo. Con la mano sul cuore, si proclama contro l’ingerenza straniera e l’arroganza neocoloniale in Medio Oriente, ma vuole “mandare Assad davanti alla Corte Penale Internazionale”, questo tribunale speciale riservato ai paria del nuovo ordine mondiale. Il Presidente siriano, ci hanno detto, è un “criminale”, ma ci si affida comunque al sacrificio dei suoi soldati per eliminare l’Isis e Al-Qaeda. Queste contraddizioni sarebbero risibili, se non testimoniassero un decadimento più profondo, un vero collasso ideologico.

Potrà anche rompere con la socialdemocrazia, ma questa sinistra aderisce alla visione occidentale del mondo e al suo dirittumanismo a geometria variabile. La sua visione delle relazioni internazionali è direttamente importata dalla doxa pseudo-umanista che divide il mondo in simpatiche democrazie (i nostri amici) e abominevoli dittature (i nostri nemici). Etnocentrica, guarda dall’alto l’antimperialismo lascito del nazionalismo rivoluzionario del Terzo Mondo e del movimento comunista internazionale. Invece studiare Ho Chi Min, Lumumba, Mandela, Castro, Nasser, Che Guevara, Chavez, Morales, legge “Marianne”(una sorta di “l’Espresso” francese NdT) e guarda France 24 (la rainews 24 francese NdT). Pensa che ci siano i buoni e i cattivi, che i buoni ci somigliano e che bisogna bastonare i cattivi. È indignata – o disturbata – quando un capo della destra venezuelana, formata negli Usa dai neoconservatori per eliminare il chavismo, viene incarcerato per aver tentato un colpo di stato. Ma è incapace di spiegare le ragioni della crisi economica e politica del Venezuela. Per evitare le critiche, è restia a spiegare come il blocco degli approvvigionamenti sia stato provocato da una borghesia importatrice che traffica con i dollari e organizza la paralisi delle reti di distribuzione sperando di abbattere il legittimo presidente Maduro.

Indifferente ai movimenti di fondo, questa sinistra si contenta di partecipare all’agitazione di superficie. In preda a una sorta di scherzo pascaliano che la distrae dall’essenziale, essa ignora il peso delle strutture. Per lei, la politica non è un campo di forze, ma un teatro di ombre. Parteggia per le minoranze oppresse di tutto il mondo dimenticando di domandarsi perché certe sono visibili e altre no. Preferisce i curdi siriani ai siriani tout court perché sono una minoranza, senza vedere che questa preferenza serve alla loro strumentalizzazione da parte di Washington che ne fa delle suppellettili e prepara uno smembramento della Siria conformemente al progetto neo-conservatore. Rifiuta di vedere che il rispetto della sovranità degli Stati non è una questione accessoria, che è la rivendicazione principale dei popoli di fronte alle pretese egemoniche di un occidente vassallo di Washington, e che l’ideologia dei diritti umani e la difesa del LGBT serve spesso come paravento per un interventismo occidentale che si interessa soprattutto agli idrocarburi e alle ricchezze minerarie.

Si potrebbe cercare a lungo, nella produzione letteraria di questa sinistra che si dice radicale, degli articoli che spieghino perché a Cuba, malgrado il blocco, il tasso di mortalità infantile sia inferiore a quello degli Usa, la speranza di vita è quella di un paese sviluppato, l’alfabetizzazione è al 98% e ci sono il 48% di donne all’Assemblea del potere popolare. Non leggeremo mai, nemmeno perché il Kerala, questo stato di 33 milioni di abitanti diretto dai comunisti e dai loro alleati dagli anni ‘50, ha l’indice di sviluppo umano di lunga più elevati dell’Unione Indiana, e per quale ragione le donne giocano qui un ruolo sociale e politico di primo piano. Perché le esperienze di sviluppo autonomo e di trasformazione sociale costruiti lontano dai riflettori in angoli esotici non interessano affatto i nostri progressisti, affascinati dalla spuma televisiva e dalle peripezie del circo politico.

Drogata di “moralina”, intossicata da formalismo piccolo-borghese, la sinistra radical-chic firma petizioni, intenta processi e lancia anatemi contro i capi di stato che hanno la brutta abitudine di difendere la sovranità del proprio paese. Questo manicheismo le impedisce il compito di analizzare ciascuna situazione concreta e di guardare oltre il proprio naso. Pensa che il mondo sia uno, omogeneo, attraversato dalle stesse idee, come se tutte le società obbedissero agli stessi principi antropologici, evolvessero secondo gli stessi ritmi. Confonde volentieri il diritto dei popoli all’autodeterminazione e il dovere degli stati di conformarsi ai requisiti di un Occidente che si erge a giudice supremo. Fa pensare all’abolizionismo europeo del XIX secolo, che voleva sopprimere la schiavitù presso gli indigeni, portando la luce della civiltà con la canna del fucile. La sinistra dovrebbe sapere che l’inferno dell’imperialismo oggi, come il colonialismo ieri, è sempre lastricato di buone intenzioni. Nel momento dell’invasione occidentale dell’Afghanistan, nel 2001, non abbiamo mai letto tanti articoli, nella stampa progressista, sull’oppressione delle donne afghane e sull’imperativo morale della loro liberazione. Dopo 15 anni di emancipazione femminile al cannone 105, queste sono più coperte e analfabete che mai.

V.I.Lenin -Opere Complete.Vol da 16 a 18

 

https://paginerosse.wordpress.com/2017/07/27/v-i-lenin-opere-complete-vol-da-16-a-18/

V.I.Lenin – Opere complete-Vol da 11-a- 15

https://paginerosse.wordpress.com/2017/07/04/v-i-lenin-opere-complete-vol-da-11-a-15/

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