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Nikolaj Vatutin

aprile 29, 2013

Nikolaj Vatutin

Nikolaj Fëderovič Vatutin (Voronež, 16 dicembre 1901 – Kiev, 14 aprile 1944) è stato un generale sovietico, comandante di vari Fronti dell’Armata Rossa durante alcune delle più importanti battaglie della seconda guerra mondiale sul fronte orientale. È riconosciuto dalla critica storica moderna come uno dei più abili e audaci generali della seconda guerra mondiale. Durante la guerra per la sua aggressività e spirito d’iniziativa era soprannominato generale offensiva. [1]. Morì prematuramente nella primavera del 1944 per le ferite riportate a causa di una imboscata di guerriglieri nazionalisti ucraini, durante un suo giro di ricognizione sul campo.

Nikolaj Fëderovič Vatutin nacque in una modesta famiglia contadina della provincia di Voronez. Dopo aver aderito alla Rivoluzione bolscevica del 1917, si arruolò nell’Armata Rossa e combatté nelle regioni di Starobelsk e Lugansk contro le formazioni guerrigliere anarchiche di Nestor Makhno. Dopo la fine della Guerra Civile tra Rossi e Bianchi, nel 1922 frequentò la Scuola di fanteria di Poltava e venne promosso ufficiale; nel 1929 si diplomò all’Accademia Militare Frunze. Iniziò così per Vatutin una intensa carriera di lavoro e studio nell’ambito degli stati maggiori, coronata nel 1937 dai corsi alla prestigiosa Accademia di Stato Maggiore Generale.

Vatutin cominciò così una rapida carriera ai vertici degli stati maggiori operativi sovietici; altamente apprezzato dall’importante generale Georgy Zhukov (che ebbe sempre altissima considerazione per lui) lo seguì al Distretto Militare Speciale di Kiev come vice capo e poi suo capo di Stato Maggiore (1938-1941). Nel gennaio 1941, al momento della grande rivoluzione di comandi attuata da Stalin (dopo le delusioni finlandesi), Vatutin passò allo Stato Maggiore Generale a Mosca (di cui di lì a poco avrebbe assunto la direzione proprio Zhukov) con il cruciale incarico di Capo della Sezione Operativa (incaricata della pianificazione operativa globale). In questo ruolo, forse ancora prematuro vista la sua giovane età, contribuì alla elaborazione dei piani operativi di mobilitazione e schieramento elaborati nel 1941 (che si sarebbero rivelati drammaticamente inadeguati alla situazione e alle forze sul campo). Alla vigilia della Grande Guerra Patriottica, Vatutin era il principale collaboratore di Zhukov e Timošenko allo Stato Maggiore Generale con il titolo di Primo Vice Capo di Stato Maggiore.

La Grande Guerra Patriottica

L’attacco di sorpresa tedesco travolse completamente l’Armata Rossa e provocò anche un collasso iniziale della catena di comando sovietica; furono giornate drammatiche, in cui Vatutin si impegnò ad eseguire, con tutta la sua energia, le direttive previste di contrattacco immediato contro le punte corazzate tedesche. Erano piani irrealistici e irrealizzabili che avrebbero comportato gravissime perdite e il crollo dello schieramento iniziale sovietico. Dopo le prime sconfitte Vatutin venne inviato sul campo di battaglia come Capo di Stato Maggiore del Fronte Nord-Occidentale incaricato della difesa di Leningrado. Dopo durissime battaglie, l’avanzata tedesca venne miracolosamente bloccata alle porte della ex-capitale.

 

Nella primavera 1942 Vatutin venne richiamato a Mosca e riassegnato allo Stato Maggiore Generale, in riorganizzazione sotto la capace guida del maresciallo Šapošnikov e del generale Vasilevsky; l’inizio dell’Operazione Blu provocò una nuova grave crisi nel fronte sovietico, Vatutin venne inviato sul fronte di Voronež per sostituire il generale Filipp Golikov e assumere la difesa della città( luglio 1942). Comandante per la prima volta di un fronte operativo, fece mostra dell’ottimismo, l’audacia, la capacità strategica e la straordinaria energia che avrebbero caratterizzato per tutta la guerra la sua conduzione sul campo. Voronež venne difesa aspramente contro le potenti forze tedesche. Per questi meriti, venne nominato a ottobre 1942 al comando del neo-costituito Fronte Sud-Occidentale con il compito importantissimo di costituire l’ariete strategico della prevista e decisiva Operazione Urano nel settore di Stalingrado.

Il 19 novembre il Fronte Sud-Occidentale, sotto la ferrea guida di Vatutin, sferrava l’attacco sul fronte del Don; in pochi giorni travolgeva le forze tedesco-rumene, sbaragliava le riserve tedesche, attraversava il Don di sorpresa a Kalac e si congiungeva con le forze sovietiche, provenienti da sud, del Fronte di Stalingrado. Questo clamoroso successo segnava la svolta della battaglia di Stalingrado e della stessa vita militare di Vatutin. Il generale era stato l’artefice, con la sua energia e abilità strategica, della fulminea avanzata; ma anche nella fase preparatoria iniziale egli aveva contribuito in modo sostanziale alla pianificazione dell’Operazione Urano e all’ampliamento dei suoi obiettivi.

Dopo una breve pausa, Vatutin ripartiva all’attacco il 16 dicembre durante l’Operazione Piccolo Saturno; in questa occasione aveva dato prova della sua audacia e della sua indipendenza di giudizio proponendo l’esecuzione immediata del più ambizioso piano Saturno contro Rostov, nonostante le decisioni contrarie di Stalin e Vasilevskij ( nell’occasione fece forse prova di eccessivo ottimismo, che fu sempre il suo difetto principale). La nuova offensiva ( con obiettivo più limitato) fu un nuovo schiacciante successo: in collaborazione con il Fronte del generale Golikov, gli italiani furono travolti e le colonne corazzate di Vatutin puntarono direttamente sugli aeroporti tedeschi che rifornivano la sacca di Stalingrado. Alla fine dell’anno questa nuova vittoria suggellava il triste destino della sesta Armata tedesca. Agli inizi del 1943, Vatutin proseguì con grande vigore la sua apparentemente inesorabile offensiva in direzione del Dniepr e del Mare d’Azov (Operazione Galoppo), i tedeschi sembravano in rotta, Stalin e lo Stavka premevano per continuare l’avanzata; lo stesso Vatutin credeva fiduciosamente nel crollo definitivo del nemico. In questa occasione il suo eccessivo ottimismo gli causò la prima dura sconfitta: le Panzerdivision del feldmaresciallo von Manstein contrattaccarono di sorpresa e sbaragliarono le punte avanzate sovietiche; in grave difficoltà, Vatutin riuscì fortunosamente a ripiegare con gravi perdite dietro il Donec ( marzo 1943).

 

Durante la lunga pausa della primavera 1943, Vatutin, sempre altamente considerato dall’Alto comando sovietico, passò al comando del Fronte di Voronez, incaricato della difesa del fianco meridionale del Saliente di Kursk. In questo nuovo incarico difensivo mostrò grande energia nella costituzione di una vera trappola anticarro per i panzer (decise tra l’altro di interrare i carri armati per combattere una battaglia da fermo, consapevole della superiorità tedesca in campo aperto). La battaglia di Kursk( 5-12 luglio 1943) avrebbe messo a dura prova le qualità militari e morali di Vatutin, duramente pressato dai cunei corazzati tedeschi. Con ferrea risolutezza si mostrò pari alla prova e con l’aiuto delle riserve del Fronte della Steppa del generale Konev, finì per sfiancare e esaurire l’offensiva del nemico.

A partire dal 3 agosto il Fronte di Vatutin, opportunamente rinforzato, ripartiva all’attacco; una serie di sanguinose vittorie avrebbero segnato la seconda metà del 1943. Nonostante gli aspri contrattacchi, i carri armati di Vatutin avanzarono verso il Dniepr (che venne superato dalle sue truppe il 22 settembre). Il 6 novembre i suoi soldati liberavano Kiev dopo una audace manovra aggirante che aveva completamente sorpreso le forze tedesche. Nonostante la successiva controffensiva nemica di Zhitomir, che colse in parte di sorpresa Vatutin, la serie di vittorie confermava le qualità strategiche e caratteriali del generale (il più temuto anche dai suoi avversari tedeschi).

La morte

L’inverno 1944 sembrò iniziare con nuovi successi:le truppe di Vatutin passarono ancora all’attacco, parteciparono alla battaglia della sacca di Korsun-Sevcenkoskij (una nuova grande vittoria), e marciarono per liberare l’Ucraina occidentale. Ma qui un tragico destino attendeva Vatutin.

Il 29 febbraio 1944 nella regione di Rovno, il generale cadde in una imboscata (durante una ispezione sulla linea del fronte di una delle sue armate) tesagli da guerriglieri ucraini nazionalisti (l’UPA ‘Ukrainska povstanka armija’ : armata insurrezionale collaborazionista ucraina); gravemente ferito venne fortunosamente evacuato a Kiev. La sua agonia sarebbe terminata con la morte il 15 aprile 1944. Il mese precedente anche i suoi fratelli Afanasij e Semen erano caduti in azione. Il comando di Vatutin sarebbe stato assunto dal maresciallo Zhukov in persona.

Insignito del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, Nikolaj Vatutin è rimasto poco conosciuto in Occidente (anche per la sua morte prematura) sino ad anni recenti (al di fuori della cerchia degli specialisti), oscurato dai più noti generali sovietici Zhukov, Rokossovskij e Konev. Attualmente, il ruolo, la personalità e le eccezionali qualità strategico-operative di Vatutin hanno finalmente ottenuto il pieno riconoscimento della storiografia internazionale più documentata e autorevole; il generale viene giustamente considerato uno dei migliori generali dell’Armata Rossa (forse il migliore) e dell’intera seconda guerra mondiale.

Note [modifica]

  1. ^ G.Scotoni ‘L’Armata Rossa e la disfatta italiana’,Ed.Panorama 2007.

Bibliografia

  • Beevor A. – Stalingrado,Rizzoli 1998.
  • Carell P. – Terra bruciata, Rizzoli 2000 (1966)
  • Erickson J. – The road to Stalingrad,Cassel 1975.
  • Erickson J. – The road to Berlin , Cassel 1983.
  • Glantz D. – From the Don to the Dniepr , 1991.
  • Glantz D./House J. – The battle of Kursk , 1999.
  • Glantz D./House J. – When titans clashed,1995
  • Overy R. – Russia in guerra, il Saggiatore 1999.
  • Scotoni G. – L’Armata Rossa e la disfatta italiana, casa Editrice Panorama 2007.
  • Werth A. – La Russia in guerra,Mondadori 1968.
  • Ziemke E. – Stalingrad to Berlin: the german defeat in the east, 1986.

Nikolái Fiódorovich Vatutin

(en ruso Николай Федорович Ватутин) (Vorónezh, Rusia Imperial, 16 de diciembre de 1901 – Kiev, Unión Soviética, 14 de abril de 1944) fue un militar soviético de la Segunda Guerra Mundial.

El General Vatutin participó en las famosas batallas de Stalingrado y de Kursk. También participó en la liberación de Ucrania junto con el General Iván Kónev. Moriría a causa de las heridas ocasionadas por un nacionalista ucraniano, seis semanas después del ataque.

 

Nació en el Óblast de Vorónezh (en la actualidad Óblast de Kursk), hijo de una familia de campesinos. Entró en 1920 al Ejército Rojo y luchó contra los partisanos ucranianos de Néstor Majnó. Al año siguiente, se convirtió en miembro del Partido Comunista. Desde 1926, pasó una década alternando su servicio militar con sus estudios en la Academia Militar Frunze y la Academia de estado general. La purga del Ejército Rojo de 1937-1938 facilitó el ascenso de Vatutin en sus filas; en 1938 recibió el rango de Komdiv (Comandante de división) y fue designado Jefe de estado mayor de un distrito militar clave de Kiev. Durante todos estos años, Vatutin combinó su servicio militar con actividades partidistas intensas.

En 1939 planeó algunas operaciones para la partición de Polonia con Alemania nazi; también fue jefe del grupo sur del Ejército Rojo, que en 1940, bajo el mando de Georgi Zhúkov, despojó a Rumania de Basarabia. Como recompensa por sus campañas, Stalin promovió a Vatutin a Teniente General y lo designó Jefe del Directorio Operacional del estado mayor. Sin embargo, a pesar de ser innovador y trabajador, Vatutin no estaba a la altura de este cargo; carecía de experiencia en combate y sus conocimientos tanto del arte operacional como de estrategia eran muy abstractos. A pesar de esto, su origen humilde, el hecho de ser relativamente joven y su ahínco por el partido lo convirtieron en uno de los pocos favoritos de Stalin dentro del ejército soviético. Vatutin, así como el resto del alto mando del Ejército Rojo, no pudieron preparar al ejército para el ataque alemán del 22 de junio de 1941. El 30 de junio de 1941 fue designado Jefe de estado mayor en el frente noroccidental.

Batallas en el frente noroccidental

En el frente noroccidental los soviéticos defendían Leningrado de las incursiones del Heeresgruppe Nord (Grupo de Ejércitos Norte), liderado por cuerpos blindados dirigidos por Erich von Manstein. Vatutin tomó control de las fuerzas soviéticas cerca de Nóvgorod y las reunió y reanimó para tomar la ofensiva, con el fin de rodear a buena parte del ejército alemán. Así, tomó a Manstein por sorpresa, lo puso a la defensiva y obligó a todo el Grupo de Ejércitos Norte a reagruparse para detener la ofensiva soviética. En consecuencia Wehrmacht no pudo aprovechar el verano, condición necesaria para un ataque efectivo a Leningrado, mientras que el Ejército Rojo ganó tiempo para fortalecer las defensas de la ciudad.

Los alemanes no pudieron capturar Leningrado, uno de sus fracasos estratégicos más importantes durante la fase inicial de la guerra. Los resultados operacionales inmediatos de Vatutin fueron menos impresionantes. Sobrestimaba la capacidad de sus tropas y se proponía objetivos muy ambiciosos, a la vez que la coordinación de sus fuerzas y su control del desarrollo de la batalla eran pobres. Adicionalmente, no tomó en cuenta lo escabroso del terreno, que beneficiaba a las defensas alemanas y demoraba su ataque. El número de bajas en sus tropas era notable, llegando en un ejército a cerca del 60%. Tampoco le fueron de ayuda sus subordinados, algunos de ellos ineptos, con la excepción de Iván Cherniajovski, joven coronel al mando de la 28va. división de tanques, de buen desempeño.

En enero de 1942, durante la ofensiva soviética de invierno que siguió a la victoria del Ejército Rojo en la Batalla de Moscú, Vatutin rodeó a dos cuerpos alemanes en Demjansk. Los ejércitos alemanes y soviéticos eran iguales en tamaño, y durante la batalla, Vatutin empleó tácticas innovadoras, mientras que los alemanes respondieron de modo convencional. No pudo destruir las defensas alemanas, en gran medida debido a la debilidad de la fuerza aérea soviética. En abril de 1942, Vatutin finalmente abrió las líneas alemanas, aunque justo en el momento en que una fuerza de apoyo alemana se unía a la acción. Los alemanes, tras su apretado escape, llegaron a la conclusión de que podían superar cualquier envolvimiento soviético por medio de apoyo aéreo mientras planeaban una operación de asistencia. Esta manera de pensar contribuyó al desastre de la Wehrmacht en Stalingrado.

Batallas en el frente suroccidental

De inicios de mayo a julio de 1942, Vatutin actuó brevemente como delegado del jefe del Estado General del Ejército Rojo hasta que el Grupo de Ejércitos Sur inició la “Operación Azul”. Al principio, el asalto alemán se concentró en Voronezh, pues querían atravesar la línea frontal soviética en la Batalla de Voronezh y luego atacar los frentes Sur y Suroccidental del Ejército Rojo por la retaguardia. El 1 de julio de 1942, Stalin envió a Vatutin como representante de la Stavka al Frente de Bryansk, que en pocos días se renombró Frente Voronezh y se puso bajo el mando de Vatutin.

Durante la batalla, Vatutin se encontró de nuevo con Cherniajovski, quien en una acción temeraria, atacó con una sola brigada a las fuerzas alemanas, que estaban a punto de romper la línea soviética, y las hizo retroceder. Por este motivo Vatutin convenció a Stalin para que le diera a Cherniajovski el mando del 60vo. ejército. A pesar de que los alemanes capturaron la ciudad, su intento de romper la línea frontal del ejército de Vatutin fracasó. Como consecuencia de este fracaso, los alemanes abandonaron su plan inicial y se concentraron en tomar Stalingrado.

El 22 de octubre de 1942 Vatutin fue designado líder del recientemente formado Frente suroccidental y tuvo un rol importante en planear la contraofensiva soviética y envolvimiento del 6to. Ejército alemán en la batalla de Stalingrado. En diciembre de 1942, para asegurar el cerco soviético alrededor de Stalingrado, Vatutin rodeó y destruyó con dos tercios del 7mo. Ejército italiano (de 130.000 hombres) en la Operación Pequeño Saturno, contribuyendo al fracaso de la operación Wintergewitter de Manstein.

Batallas en Ucrania

En enero de 1943, Vatutin se esforzó en expulsar a los alemanes del este de Ucrania. Sus acciones permitieron al Frente Vorónezh dirigido por Filipp Gólikov capturar Járkov, pero agotó a sus tropas y no prestó suficiente atención a los reportes de inteligencia sobre el desarrollo de las acciones, de modo que en febrero de 1943 Manstein reunió un buen grupo de hombres y logró sorprender y derrotar a Vatutin, al sur de Járkov, rodeando después a las tropas de avance de Gólikov en Járkov y capturando la ciudad (Tercera Batalla de Járkov). La Stavka le quitó el mando a Golikov, sin tener en cuenta los errores de Vatutin; de hecho, por su audacia Stalin le dio el rango de General de Ejército. El 28 de marzo de 1943, Vatutin asumió el mando del Frente Vorónezh, preparándose para la Batalla de Kursk. Tras la victoria en Kursk, Vatutin sorprendió a Manstein, quien creía que el Ejército Rojo era muy débil como para atacar, y capturó Bélgorod

Vatutin entonces decidió liberar Kiev, y lo logró tras una bien planeada ofensiva el 6 de noviembre de 1943. Después de esta victoria continuó presionando a las fuerzas alemanas. Manstein respondió a través de varios ataques, que fueron infructuosos. El 19 de diciembre de 1943 Manstein atacó, rodeó y terminó con los que aparentaban ser cuatro cuerpos soviéticos junto a la línea de tren Kórosten-Kiev, pero resultaron ser apenas un señuelo. Mientras Manstein peleaba con los señuelos de Vatutin, el general ruso formó una poderosa fuerza de choque en otra sección del frente, y el día de navidad de 1943, lanzó un asalto masivo sobre los alemanes que los hizo retirarse más al occidente. El 16 de febrero de 1944 Vatutin y Kónev lograron una importante victoria en el Cerco de Korsun-Cherkassy.

El 28 de febrero de 1944, Vatutin fue emboscado por miembros del Ejército Insurgente Ucraniano, mientras reagrupaba a sus fuerzas para una nueva operación. Falleció a causa de sus heridas en un hospital seis semanas después. Sus hermanos, Afanasi Fiódorovich y Semión Fiódorovich, murieron en acción en febrero y marzo de 1944; su madre, Vera Yefímovna, entonces tuvo que enterrar tres hijos en dos meses.[1] Nikolái Vatutin recibió un funeral de estado en Kiev. Fue sucedido por Georgui Zhúkov.

 

 

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