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Lenin -Tempi nuovi, errori vecchi in forma nuova- Lenin – Nuevos tiempos, viejos errores de nuevas maneras

maggio 23, 2013
Lenin -Tempi nuovi, errori vecchi in forma nuova- Lenin – Nuevos tiempos, viejos errores de nuevas maneras

da Lenin, Opere Complete, vol. 33, pp. 9-17

 Lenin -Tempi nuovi, errori vecchi in forma nuova

Ogni svolta particolare della storia provoca mutamenti di forma nelle oscillazioni piccolo-borghesi che sempre si verificano a fianco del proletariato e sempre penetrano in misura più o meno grande nelle sue file.

Il riformismo piccolo-borghese, cioè il servilismo verso la borghesia, celato sotto bonarie frasi democratiche e «socialdemocratiche» e pii desideri, e il rivoluzionarismo piccolo-borghese, minaccioso, tronfio, presuntuoso a parole, e, nei fatti, vaniloquio incoerente, sconnesso, insulso: queste sono le due «correnti» di queste oscillazioni. Esse sono inevitabili, finché esistono le radici più profonde del capitalismo. E oggi, in rapporto a una svolta che si sta operando nella politica economica del potere sovietico, vanno assumendo una forma diversa.

Il leit-motiv dei menscevichi e dei menscevizzanti è: «I bolscevichi hanno fatto marcia indietro, verso il capitalismo; questa sarà la loro tomba. Nonostante tutto, la rivoluzione, compresa la rivoluzione d’ottobre, è risultata una rivoluzione borghese! Viva la democrazia! Viva il riformismo!». Lo si dica alla menscevica o alla socialista-rivoluzionaria, nello spirito della II Internazionale o della Internazionale due e mezzo, la sostanza è la stessa.

Il leit-motiv dei semi-anarchici, del genere del «Partito operaio comunista» tedesco (1), o di quella parte della nostra ex opposizione operaia che è già uscita o sta uscendo dal partito è: «I bolscevichi oggi non hanno più fiducia nella classe operaia!». Di qui le parole d’ordine più o meno simili a quelle lanciate da Kronstadt nella primavera del 1921.

Contrapporre, nel modo più sobrio e preciso, ai lamenti e al panico dei filistei del riformismo e dei filistei del rivoluzionarismo la valutazione delle vere forze di classe e fatti incontestabili: questo è il compito dei marxisti.

Rammentate le fasi principali della nostra rivoluzione. Prima fase, per cosi dire puramente politica, dal 25 ottobre al 5 gennaio, giorno in cui fu sciolta l’Assemblea costituente. In appena dieci settimane noi facemmo, per distruggere effettivamente e completamente i residui del feudalesimo in Russia, cento volte più di quel che avevano fatto i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari negli otto mesi del loro potere (dal febbraio all’ottobre 1917). I menscevichi e i socialisti-rivoluzionari e, all’estero, tutti gli eroi dell’Internazionale due e mezzo, erano allora dei miserabili complici della reazione. Gli anarchici se ne stavano sgomenti in disparte, o ci aiutavano. Si trattava allora di una rivoluzione borghese? Si, certamente, in quanto l’opera che portammo a termine era il compimento della rivoluzione democratica borghese, in quanto in seno alle «masse contadine» non c’era ancora lotta di classe. Ma al tempo stesso facemmo molto, molto di più della rivoluzione borghese per la rivoluzione socialista proletaria: 1) sviluppammo come non mai le forze della classe operaia affinché essa potesse utilizzare il potere statale; 2) assestammo un colpo, avvertito in tutto il mondo, ai feticci della democrazia piccolo-borghese, alla Costituente e alle «libertà» borghesi, quali la libertà di stampa per i ricchi; 3) creammo il tipo sovietico di Stato, che rappresenta un gigantesco passo in avanti dopo il 1793 e il 1871.

Seconda fase. La pace di Brest. Orgia di frasi rivoluzionarie contro la pace: frasi semipatriottiche dei socialisti-rivoluzionari e dei menscevichi, frasi «di sinistra» di una parte dei bolscevichi. «Hanno fatto la pace con l’imperialismo: sono perduti», affermavano, o colti dal panico o con gioia maligna, i piccoli borghesi. Ma i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi avevano fatto la pace con l’imperialismo come complici della spoliazione borghese a danno degli operai, mentre noi «facemmo la pace» cedendo al saccheggiatore una parte dei nostri beni per salvare il potere degli operai, per poter assestare dei colpi ancor più forti al saccheggiatore. Ci sentimmo dire che «non avevamo fiducia nelle forze della classe operaia», e di frasi come queste ne udimmo allora a iosa, ma non ci lasciammo ingannare dalle frasi.

Terza fase. La guerra civile, a cominciare dai cecoslovacchi e dai «difensori della Costituente» fino a Wrangel, nel 1918-1920. All’inizio della guerra il nostro Esercito rosso non esisteva. Se consideriamo le forze materiali, questo esercito è ancor oggi insignificante in confronto a qualsiasi altro esercito dei paesi dell’Intesa. E ciò nonostante, siamo usciti vittoriosi dalla lotta contro la potenza mondiale dell’Intesa. L’alleanza dei contadini e degli operai, sotto la direzione del potere statale proletario, è stata portata – come conquista della storia mondiale – ad un’altezza mai conosciuta. I menscevichi e i socialisti-rivoluzionari si erano assunti la funzione di complici della monarchia, sia esplicitamente (ministri, organizzatori, propagandisti), sia in modo dissimulato (più «sottile» e più abietto fu l’atteggiamento dei Cernov e dei Martov, che fingevano di lavarsene le mani, ma di fatto lavoravano di penna contro di noi). Gli anarchici si agitavano impotenti: una parte di essi ci aiutava, l’altra recava pregiudizio al nostro lavoro inveendo contro la disciplina militare o con lo scetticismo.

Quarta fase. L’Intesa è costretta a cessare (per quanto tempo?) l’intervento e il blocco. Il paese, terribilmente devastato, incomincia stentatamente a riprendersi; solo ora si accorge di tutta la profondità del disastro, e soffre delle calamità pii tremende: paralisi dell’industria, cattivo raccolto, fame, epidemie.

Nella nostra lotta storica di importanza mondiale abbiamo raggiunto il punto culminante e al tempo stesso difficile. In questo momento, nel periodo attuale, il nemico non è più quello che era ieri. Il nemico non è più un’orda di guardie bianche al comando dei grandi proprietari fondiari, sostenuti da tutti i menscevichi e socialisti-rivoluzionari e da tutta la borghesia internazionale. Il nemico è oggi la realtà economica quotidiana di un paese di piccoli contadini, un paese in cui la grande industria è in rovina. Il nemico è oggi l’elemento piccolo-borghese, che ci circonda come l’aria e penetra profondamente nelle file del proletariato. E il proletariato è declassato; è stato cioè gettato fuori dal suo alveo di classe. Le fabbriche e le officine sono chiuse, il proletariato è indebolito, disperso, estenuato, e l’elemento piccolo-borghese all’interno dello Stato è appoggiato da tutta la borghesia internazionale, che è ancora potente in tutto il mondo.

E allora, come non lasciarsi prendere dalla paura? Soprattutto quando si è degli eroi come lo sono i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, i paladini dell’Internazionale due e mezzo, gli anarchici impotenti e gli amatori delle belle frasi «di sinistra». «I bolscevichi ritornano al capitalismo; i bolscevichi hanno i giorni contati; anche la loro rivoluzione non ha superato i limiti della rivoluzione borghese». Di queste geremiadi ne udiamo a profusione.

Ma ci siamo ormai abituati.

Noi non vogliamo sottovalutare il pericolo. Lo guardiamo bene in faccia. Noi diciamo agli operai e ai contadini: il pericolo è grande; più coesione, più fermezza, più sangue freddo; cacciate sprezzantemente dalle vostre file i menscevizzanti, i seguaci dei socialisti-rivoluzionari, gli allarmisti e gli urlatori.

Il pericolo è grande. Il nemico è molto più forte di noi economicamente, come ieri lo era militarmente. Lo sappiamo, e in ciò sta la nostra forza. Abbiamo già compiuto un lavoro così gigantesco per sbarazzare la Russia dal feudalesimo, per sviluppare tutte le forze degli operai e dei contadini, per la lotta mondiale contro l’imperialismo, per il movimento proletario internazionale, liberato dalle trivialità e dalle bassezze della II Internazionale e dell’Internazionale due e mezzo, che le grida di panico non hanno su di noi alcun effetto. La nostra attività rivoluzionaria noi l’abbiamo già pienamente e più che pienamente «giustificata», dimostrando coi fatti al mondo intero di che cosa è capace la forza rivoluzionaria proletaria, a differenza della «democrazia» menscevica e socialista-rivoluzionaria e del riformismo pusillanime, che si nasconde sotto una pomposa fraseologia.

Chi teme la sconfitta alla vigilia di una grande battaglia può chiamarsi socialista solo per prendere in giro gli operai.

Proprio perché non temiamo di guardare il pericolo in, faccia, noi utilizziamo meglio le nostre forze per la lotta, valutiamo le possibilità con un maggior senso della realtà, con più prudenza e circospezione, facciamo tutte quelle concessioni che accrescono le nostre forze e frazionano le forze del nemico (ora anche l’ultimo degli imbecilli vede che la «pace di Brest» fu una concessione che ha accresciuto le nostre forze e ha frazionato quelle dell’imperialismo internazionale).

I menscevichi urlano che l’imposta in natura, la libertà di commercio, l’autorizzazione di concessioni e il capitalismo di Stato significano il fallimento del comunismo. A questi menscevichi fa eco dall’estero l’ex comunista Levi. Abbiamo difeso questo Levi fino a quando i suoi errori si sono potuti spiegare come una reazione a una serie di errori commessi in Germania (2)dai comunisti «di sinistra», specialmente nel marzo 1921, ma non si può più difenderlo quando,invece di riconoscere il suo torto, scivola completamente nel menscevismo.

Agli schiamazzatori menscevichi diremo semplicemente che già nella primavera del 1918 i comunisti avevano proclamato e difeso l’idea di un blocco, di un’alleanza col capitalismo di Stato contro l’elemento piccolo-borghese. Tre anni fa! Nei primi mesi della vittoria bolscevica! Già allora i bolscevichi avevano il senso della realtà. E da allora nessuno ha potuto negare che la nostra sensata valutazione delle forze esistenti era giusta.

Scivolato nel menscevismo, Levi consiglia ai bolscevichi (la cui disfatta ad opera del capitalismo egli «pronostica», allo stesso modo come tutti i piccoli borghesi, i democratici, i socialdemocratici, ecc. pronosticavano la nostra fine nel caso in cui avessimo sciolto la Costituente!) di chiedere aiuto a tutta la classe operaia! Poiché, vedete, soltanto una parte finora li ha aiutati!

Su questo punto Levi si trova perfettamente d’accordo con i semi-anarchici e gli urlatori, e in parte con alcuni membri dell’ex «opposizione operaia», i quali amano proclamare con frasi altisonanti che oggi i bolscevichi «non hanno fiducia nelle forze della classe operaia». E i menscevichi e gli anarchizzanti trasformano il concetto «forze della classe operaia» in un feticcio, incapaci come sono di comprenderne il contenuto reale, concreto. Allo studio e all’analisi di questo contenuto si sostituisce la declamazione.

I signori dell’Internazionale due e mezzo, che vogliono chiamarsi rivoluzionari, in realtà ogniqualvolta si presenta una situazione seria provano di essere dei controrivoluzionari, poiché temono la distruzione violenta del vecchio apparato statale, non hanno fiducia nelle forze della classe operaia. Quando lo dicevamo noi a proposito dei socialisti-rivoluzionari e C., per noi questo non era semplicemente una frase. È a tutti noto che la rivoluzione d’ottobre ha di fatto portato alla ribalta forze nuove, una classe nuova; che oggi i migliori rappresentanti del proletariato governano la Russia, hanno creato un esercito e lo hanno diretto, hanno creato l’amministrazione locale, ecc., dirigono l’industria, ecc. Se in questo lavoro di direzione vi sono storture burocratiche, noi non dissimuliamo questo male; al contrario, lo mettiamo a nudo, lo combattiamo. Coloro che, a causa della lotta contro le storture del nuovo regime, ne dimenticano il contenuto, dimenticano cioè che la classe operaia ha creato e dirige uno Stato di tipo sovietico, costoro, invero, non sanno pensare e gettano le loro parole al vento.

Ma le «forze della classe operaia» non sono illimitate. Se oggi il flusso di forze nuove della classe operaia è debole, e talvolta molto debole, se, nonostante tutti i decreti, gli appelli, la propaganda, tutti gli ordini di «far avanzare i senza partito», il flusso di forze è ancora debole, limitarsi a declamazioni sulla «mancanza di fiducia nelle forze della classe operaia» significa cadere in una fraseologia vuota di senso.

Se non avremo una certa «tregua», non avremo nuove forze; esse crescono soltanto lentamente; esse possono sorgere soltanto sulla base della grande industria ricostituita (cioè, per esprimersi in termini più esatti e più concreti, sulla base dell’elettrificazione), e non altrimenti.

Dopo aver compiuto uno sforzo di un’intensità senza precedenti nel mondo, la classe operaia di un paese di piccoli contadini e rovinato, classe operaia che è stata in larga misura declassata, ha bisogno di un intervallo di tempo per permettere alle nuove forze di crescere e di organizzarsi, e alle forze vecchie e logore di «essere restaurate». La creazione di un apparato militare e statale, che ha saputo resistere vittoriosamente a tutte le prove degli anni 1917-1921, è stata una grande impresa, che ha occupato, assorbito, esaurito le «forze della classe operaia» reali (e non quelle che esistono solo nelle declamazioni roboanti). Bisogna comprenderlo e tener conto della necessità o, più esattamente, della inevitabilità che le nuove forze della classe operaia crescano più lentamente.

Quando i menscevichi levano urla contro il «bonapartismo» dei bolscevichi (che s’appoggerebbero sull’esercito e sull’apparato statale, contro la volontà della «democrazia»), esprimono perfettamente la tattica della borghesia, e Miliukov a giusta ragione appoggia questa tattica, appoggia le parole d’ordine «di Kronstadt» (primavera del 1921). La borghesia ritiene giustamente che le «forze» reali della «classe operaia» siano oggi costituite dalla potente avanguardia di questa classe (il Partito comunista russo, che non di colpo, ma nel corso di venticinque anni, si è conquistato con i fatti la funzione, la forza e il titolo di «avanguardia» dell’unica classe rivoluzionaria) e poi dagli elementi che il declassamento ha maggiormente indebolito e che sono più suscettibili di cadere nelle oscillazioni mensceviche ed anarchiche. Con la parola d’ordine «più fiducia nelle forze della classe operaia», in realtà oggi si lavora per rafforzare le influenze mensceviche e anarchiche: nella primavera del 1921, Kronstadt l’ha mostrato e dimostrato con grande evidenza. Ogni operaio cosciente deve smascherare e cacciar via coloro che urlano che noi «non abbiamo fiducia nelle forze della classe operaia», perché questi urlatori sono in realtà complici della borghesia e dei grandi proprietari fondiari, a profitto dei quali agiscono per indebolire il proletariato, estendendo l’influenza dei menscevichi e degli anarchici.

Ecco dov’è la radice del male, se si riflette in modo sensato sul significato reale del concetto: «forze della classe operaia».

Dov’è il vostro lavoro, brava gente, che cosa avete fatto per far avanzare i senza partito sul «fronte» che è oggi il fronte più importante, sul fronte economico, dell’edificazione economica? Ecco la domanda che debbono porre gli operai coscienti agli urlatori. Ecco come si possono e si devono sempre smascherare costoro: dimostrare che essi, in realtà, non aiutano, ma ostacolano l’edificazione economica, la rivoluzione proletaria; che essi vogliono attuare aspirazioni non proletarie, ma piccolo-borghesi; che essi sono al servizio di una classe a noi estranea.

La nostra parola d’ordine è: abbasso questi urlatori! Abbasso i complici coscienti delle guardie bianche, che ripetono gli errori degli infelici ribelli di Kronstadt della primavera del 1921! Mettetevi tutti a un lavoro pratico che aiuti a comprendere le particolarità della situazione odierna e i suoi compiti! Non frasi ci occorrono, ma fatti!

Una valutazione sensata di questa particolarità e delle forze di classe reali, e non immaginarie, ci insegna quanto segue.

Dopo un periodo di successi, che non hanno precedenti nella storia, dell’attività creativa proletaria nel campo militare, amministrativo, politico, si è entrati – non fortuitamente, ma necessariamente; non per colpa di uomini o di partiti, ma a causa di ragioni oggettive – in un periodo in cui le nuove forze crescono molto più lentamente. Nel campo economico il lavoro di edificazione è inevitabilmente più difficile, più lento, più graduale; ciò dipende dalla natura stessa di questo lavoro in confronto a quello militare, amministrativo, politico. Ciò dipende dalla sua particolare difficoltà e dal fatto che il terreno da coltivare, se così ci si può esprimere, è più profondo.

Cerchiamo quindi di definire con la massima, assoluta cautela i nostri compiti in questa fase nuova, superiore, della lotta. Definiamoli con una maggiore modestia; facciamo un maggior numero di concessioni, nei limiti, beninteso, in cui il proletario può cedere rimanendo classe dominante; raccogliamo quanto più rapidamente è possibile una moderata imposta in natura; diamo la maggior libertà possibile allo sviluppo, al rafforzamento, alla ricostituzione dell’economia agricola; cediamo gli stabilimenti che non ci sono strettamente necessari ad appaltatori, compresi i capitalisti privati e i concessionari stranieri. Abbiamo bisogno di un blocco o di un’alleanza dello Stato proletario con il capitalismo di Stato, contro l’elemento piccolo-borghese. Quest’alleanza deve essere realizzata con abilità, seguendo la regola: «Misura sette volte prima di tagliare». Riserviamoci un campo di lavoro meno vasto, quello che ci è assolutamente necessario, e nulla più. Concentriamo in un settore più piccolo le forze indebolite della classe operaia; ma in compenso ci rafforzeremo più solidamente, affronteremo la prova dell’esperienza pratica, non una e due volte, ma più volte. Passo passo, un pollice dopo l’altro: per un cammino cosi arduo, in una situazione così grave, tra tali pericoli, un «esercito» come il nostro non può avanzare oggi in altro modo. È meglio che chi trova questo lavoro «noioso», «privo di interesse», «incomprensibile», chi arriccia il naso o cade in preda al panico, o si lascia ubriacare da declamazioni sull’assenza dell’ «antico slancio», dell’«antico entusiasmo», ecc., venga «esonerato dal lavoro» e messo in disparte, affinché non possa portare pregiudizio, poiché non vuole o non sa riflettere sulle particolarità della situazione attuale, della fase attuale della lotta.

Nel mezzo della tremenda rovina del paese e dell’esaurimento delle forze del proletariato, spossate da una serie di sforzi quasi sovrumani, noi affrontiamo l’opera più difficile: gettare le fondamenta di un’economia realmente socialista, organizzare lo scambio regolare delle merci (più esattamente: dei prodotti) fra l’industria e l’agricoltura. Il nemico è ancora molto più forte di noi; lo scambio delle merci, fatto in modo anarchico, individuale, dagli speculatori, scalza il nostro lavoro ad ogni passo. Noi vediamo chiaramente le difficoltà e le supereremo sistematicamente, con tenacia. Lasciamo più iniziativa e più attività indipendente agli organismi locali, diamo loro più forze, accordiamo più attenzione alla loro esperienza pratica. La classe operaia può sanare le sue ferite, riprendere la sua «forza di classe» proletaria; i contadini possono rafforzare la loro fiducia nella direzione proletaria unicamente nella misura in cui l’industria sarà realmente ricostituita con successo e lo Stato organizzerà uno scambio regolare dei prodotti, vantaggioso sia per il contadino che per l’operaio. Nella misura in cui otterremo questi successi, avremo un afflusso di forze nuove, forse non cosi presto come tutti noi vorremmo, ma lo avremo.

Avanti, per un lavoro più lungo e più prudente, più fermo e più tenace!

20 agosto 1921

Pravda, n. 190, 28 agosto 1921.

Note:

1) Lenin allude ad un gruppo anarco-sindacalista che si separò dal partito comunista di Germania nell’ottobre 1919, costituendosi in organizzazione autonoma nell’aprile 1920. Questo gruppo si diede il nome di Partito comunista operaio di Germania. Non avendo alcun appoggio tra le masse operaie tedesche, il gruppo degenerò successivamente in una piccola setta ostile al partito comunista e all’Unione Sovietica.

2) Gli errori della «sinistra» del partito comunista di Germania consistevano nel fatto che i «sinistri» spingevano la classe operaia ad una azione prematura. La borghesia tedesca ne approfittò per provocare i lavoratori ad ingaggiare la lotta armata in un momento sfavorevole per essi. Nel marzo 1921 una insurrezione operaia scoppiò nelle regioni centrali della Germania. Essa non fu sostenuta dagli operai delle altre regioni industriali e a causa di ciò, malgrado una lotta eroica, fu rapidamente schiacciata. Lenin analizzò questa insurrezione e criticò gli errori della «sinistra» nel suo Discorso in favore della tattica dell’Internazionale comunista al III congresso del Comintern e nella sua Lettera ai comunisti tedeschi (vedi Lenin, Opere, vol. 32).

Lenin – Nuevos tiempos, viejos errores de nuevas maneras

Lenin, Obras Completas, vol. 33, pp. 17.09

 

 

Un lugar particular en la historia de provocar cambios en las oscilaciones de la forma de la pequeña burguesía que siempre ocurren en el lado del proletariado y siempre penetrar a una mayor o menor grado en sus filas.

 

El reformismo pequeño-burgués, el servilismo, es decir a la burguesía, oculto bajo las frases democráticas y de buen carácter “socialdemócrata” y buenos deseos, y los revolucionarios pequeño-burgueses, amenazante, palabras pomposas, pretenciosa y, de hecho, los delirios incoherentes, irregulares , tonta: estos son los dos “corrientes” de estas oscilaciones. Son inevitables, siempre y cuando no son las raíces más profundas del capitalismo. Y hoy, en relación con un lugar que se está trabajando en la política económica del poder soviético, están asumiendo una forma diferente.

 

El hilo conductor de los mencheviques y los menscevizzanti es: “Los bolcheviques han vuelto al capitalismo, esta será su tumba. Sin embargo, la revolución, incluyendo la Revolución de Octubre fue una revolución burguesa! Viva la democracia! Larga vida a la reforma “. Usted le dice a los mencheviques y socialistas revolucionarios, en el espíritu de la Segunda Internacional o el último medio internacional dos, la sustancia es la misma.

 

El hilo conductor de la semi-anarquistas, como la del “Partido Comunista de los Trabajadores» alemán (1), o que parte de la antigua oposición que ya está trabajando o saliendo de la fiesta es: “Los bolcheviques ya la confianza ya no en la clase obrera. ” Por lo tanto, las consignas más o menos similares a las emprendidas por la Kronstadt en la primavera de 1921.

 

Por el contrario, en el más simple y preciso, a los gritos de los filisteos y el pánico del reformismo y el espíritu revolucionario de los filisteos de la valoración de las fuerzas de clase reales y hechos concretos: ésta es la tarea de los marxistas.

 

Recordar las principales etapas de nuestra Revolución. Primera fase, ya que era netamente política, del 25 de octubre al 5 de enero el día en que la Asamblea Constituyente se disolvió. En apenas diez semanas que, de hecho, para destruir por completo los restos del feudalismo en Rusia, cien veces más de lo que habían hecho los mencheviques y eseristas en los ocho meses de su poder (de febrero a octubre de 1917). Los mencheviques y los social-revolucionarios y en el extranjero, todos los héroes de la última mitad Internacional dos, eran cómplices de los condenados de la reacción. Los anarquistas estaban consternados a un lado, o nos han ayudado. Ese momento fue una revolución burguesa? Sí, por supuesto, porque el trabajo que llevamos a cabo fue la realización de la revolución democrático-burguesa, como dentro de los “campesinos” que no había lucha de clases. Pero al mismo tiempo nos hizo mucho, mucho más que la revolución burguesa a la revolución socialista proletaria: a) nunca se desarrolló como las fuerzas de la clase trabajadora para que pueda utilizar el poder del Estado, 2) un golpe, sintió en todo el mundo, los fetiches de la pequeña burguesía, la Asamblea Constituyente y la “libertad” burguesa, como la libertad de prensa para los 3 ricos) que creó el tipo soviético de Estado, que es un gran paso adelante después del 1793 y 1871.

 

Segunda fase. La paz de Brest. Orgía de frases revolucionarias contra la paz: frases semipatriottiche de los eseristas y los mencheviques, las frases de “izquierda” de los bolcheviques. “Se han hecho las paces con el imperialismo: la pérdida”, según ellos, o pánico, o alegrarse del mal ajeno, la pequeña burguesía. Pero los socialistas revolucionarios y mencheviques se habían hecho las paces con el imperialismo como cómplices del saqueo a costa de trabajadores de clase media, mientras que “hizo la paz”, dando al ladrón una parte de nuestra herencia para salvar el poder de los trabajadores, a fin de resolver incluso el más fuerte de los golpes en el saqueo. Nos enteramos de que “no hemos tenido fe en las fuerzas de la clase obrera”, y frases como éstas se lo hemos escuchado con creces, pero no se deje engañar por frases.

 

La tercera fase. La Guerra Civil, a partir de los checos y los “defensores de la Asamblea Constituyente” hasta que Wrangel, en 1918-1920. Al comienzo de la guerra nuestro Ejército Rojo no existía. Si tenemos en cuenta las fuerzas materiales, el ejército sigue siendo insignificante en comparación con cualquier otro ejército de la Entente. Y sin embargo, salió victorioso de la lucha contra el poder del mundo de la Entente. La alianza de obreros y campesinos, bajo la dirección del poder estatal proletario, fue tomada – como la conquista de la historia del mundo – a una altura nunca se sabe. Los mencheviques y los social-revolucionarios habían asumido la función de los cómplices de la monarquía, tanto explícitamente (ministros, los organizadores, propagandistas) o de manera encubierta (más “sutiles” y fue la actitud de la mayoría absoluta de los Chernov y Mártov, que pretendía a lavarse las manos, pero de hecho trabajó en contra de nosotros pen). Anarquistas ondeando sin poder hacer nada: algunos de ellos nos han ayudado, y el otro fue a nuestra barandilla de accidente de trabajo contra la disciplina militar o el escepticismo.

 

Cuarta fase. La Entente se vio obligado a dejar (por cuánto tiempo?) La intervención y el bloqueo. El país, terriblemente devastada, comienza a recuperarse con dificultad, y sólo ahora se dan cuenta de la profundidad del desastre y el sufrimiento terrible desastre piadosa: la parálisis de la industria, las malas cosechas, hambrunas y epidemias.

 

En nuestra lucha histórica de importancia mundial, y que llegó a su clímax en el momento difícil de lo mismo. En este momento, en el período actual, el enemigo ya no es lo que fue ayer. El enemigo ya no es una horda de guardias bajo el mando de los terratenientes blancos, con el apoyo de todos los mencheviques y los eseristas y toda la burguesía internacional. El enemigo es ahora la realidad cotidiana económico de un país de pequeños agricultores, un país donde las grandes empresas están en ruinas. El enemigo es ahora los elementos pequeño-burgueses, como el aire que nos rodea y penetra profundamente en las filas del proletariado. Y el proletariado se degrada, que ha sido expulsado de su clase socket. Las fábricas y las tiendas están cerradas, el proletariado es débil, dispersa, agotado, y los elementos pequeño-burgueses dentro del Estado con el apoyo de toda la burguesía internacional, que sigue siendo poderosa en el mundo.

 

Para no dejar que el miedo? Especialmente cuando son héroes como los mencheviques y los eseristas, los campeones de la media internacional de los dos últimos, los anarquistas sin poder y los amantes de bellas frases “izquierda”. “Los bolcheviques retorno al capitalismo, los bolcheviques han contado los días, hasta que su revolución no ha excedido los límites de la revolución burguesa.” De estos escuchamos lamentos en abundancia.

 

Pero nos hemos acostumbrado.

No quiero subestimar el peligro. Lo vemos cara a cara. Les decimos a los obreros y campesinos: el riesgo es grande, más cohesión, más firme, más sangre fría, con imprudencia temeraria impulsado por el menscevizzanti sus filas, los seguidores de los socialistas-revolucionarios, los alarmistas y los gritones.

 

El peligro es grande. El enemigo es mucho más fuerte que nosotros económicamente, militarmente era como si fuera ayer. Sabemos, y ahí reside nuestra fuerza. Ya hemos hecho un trabajo tan grande para librar a Rusia del feudalismo al desarrollar todos los esfuerzos de los obreros y campesinos, en la lucha mundial contra el imperialismo, para el movimiento proletario internacional, liberado de la vulgaridad y la mezquindad de la Segunda Internacional y el último medio internacional dos, que los gritos de pánico no tiene ningún efecto sobre nosotros. Nuestra actividad revolucionaria ya hemos más que total y completamente “justificado”, demostrando en la práctica lo que el mundo es capaz la fuerza revolucionaria del proletariado, a diferencia de la “democracia” reformismo menchevique y socialistas-revolucionarios y tímido, escondido bajo una fraseología pomposa.

 

¿Quién teme la derrota en la víspera de una gran batalla sólo puede ser llamado necio socialista de los trabajadores.

 

Precisamente porque no tenemos miedo a mirar el peligro, qué mejor uso de nuestra fuerza para luchar, se evalúan las posibilidades de un mayor sentido de la realidad, con más prudencia y circunspección, que hacemos todas las concesiones que aumentar nuestra fuerza y la división las fuerzas del enemigo (ahora el último de los idiotas ver que la “paz de Brest” fue una concesión que el fortalecimiento de nuestras fuerzas y las del imperialismo internacional se ha dividido).

 

Los mencheviques gritando que el impuesto en especie, el libre comercio, la autorización de concesiones y el capitalismo de Estado significa el fracaso del comunismo. Estos ecos mencheviques en el extranjero el ex comunista Levi. Hemos defendido a este Levi hasta que sus errores podría haber sido explicado como una reacción a una serie de errores cometidos en Alemania (2) por los comunistas “de izquierda”, especialmente en marzo de 1921, pero ya no puede defenderse cuando, en lugar de reconocer su culpa, se desliza por completo en el menchevismo.

 

Los luchadores mencheviques simplemente decir que en la primavera de 1918 los comunistas habían proclamado y defendido la idea de un bloque, una alianza con el capitalismo de Estado contra el elemento de la pequeña burguesía. Hace tres años! En los primeros meses de la victoria bolchevique! Incluso entonces, los bolcheviques tenían el sentido de la realidad. Y desde entonces nadie podría negar que nuestra evaluación racional de las fuerzas existentes era la correcta.

 

Se deslizó en el menchevismo, Levi recomienda a los bolcheviques (cuya derrota a manos del capitalismo que “predice”, del mismo modo que todos los demócratas pequeño burgueses, socialdemócratas, etc. Prevista nuestra perdición si disuelve la Asamblea Constituyente !) para pedir ayuda a toda la clase obrera! Porque, como ven, sólo una parte hasta ahora les ha ayudado!

 

En este sentido, Levi está en perfecto acuerdo con los anarquistas y semi-chillones, y en parte con algunos miembros de los “trabajadores oposición” ex amantes de proclamar con frases altisonantes que hoy en día los bolcheviques “no tienen confianza en la policía de la clase obrera. ” Y los mencheviques y los anarquistas de la transformación del concepto de “fuerzas de la clase obrera” en un fetiche, que son incapaces de comprender el contenido real, lo concreto. El estudio y análisis de este contenido es sustituido declamación.

 

Los señores de la media internacional de los dos últimos, que quieren ser llamados revolucionarios, en efecto, presenta una situación grave cuando se trata de ser el contador, por temor a la destrucción violenta del viejo aparato del estado, no tienen confianza en las fuerzas de la clase obrera. Cuando nos dijo acerca de los socialistas-revolucionarios y Co., para nosotros esto no era sólo una frase. Es bien sabido que la Revolución de Octubre, de hecho, puesto de relieve las nuevas fuerzas, una nueva clase, que hoy en día los mejores representantes del proletariado que rigen Rusia, han creado un ejército y dirigida tiene, ha creado el gobierno local, etc., la dirección de la industria, etc. Si usted trabaja en esta dirección, hay distorsiones burocráticas, que no ocultan el mal, por el contrario, lo hacemos desnudos, la lucha contra ella. Aquellos que, a causa de la lucha contra las distorsiones del nuevo régimen, el contenido se olvidan, se olvidan de que la clase obrera ha creado y dirige un Estado de tipo soviético, que de hecho no se puede pensar y emitir sus palabras al viento.

 

Pero las “fuerzas de la clase obrera” no son ilimitados. Si hoy en día el flujo de nuevas fuerzas de la clase obrera es débil, ya veces muy poco, si, a pesar de todos los decretos, las apelaciones, la propaganda, todas las órdenes “para avanzar en la no Parte,” el flujo de fuerzas es aún débil , simplemente despotricar sobre la “falta de confianza en las fuerzas de la clase obrera”, es caer en una fraseología vacía de sentido.

 

Si tenemos alguna “respiro”, que tendrán nuevas fuerzas; que crecen muy lentamente, lo que puede surgir únicamente sobre la base de la industria moderna reconstituida (es decir, a expresarse de una manera más precisa y más concreta, sobre la base de la electrificación), y no lo contrario.

 

Después de completar una intensidad de esfuerzo sin precedentes en el mundo, la clase obrera en un país de pequeños agricultores y en ruinas, la clase obrera que ha sido degradada en gran medida, necesita un período de tiempo para permitir que nuevas fuerzas para crecer y se organizan, y las fuerzas de la vieja y gastada “para ser restaurado.” La creación de un militar y el estado, que ha conseguido sido capaz de resistir todas las pruebas del año 1917-1921, fue una tarea importante, que ocupada y absorbida, de las fuerzas “de los reales (y no la clase obrera” existen sólo en declamaciones altisonantes). Debemos entender y tener en cuenta la necesidad o, más exactamente, de la inevitabilidad de que las nuevas fuerzas de la clase obrera crecen más lentamente.

 

Cuando los mencheviques levantó gritos contra el “bonapartismo” de los bolcheviques (que se basan en el aparato del Estado y el ejército, contra la voluntad de la “democracia”), expresan perfectamente la política de la burguesía, Miliukov, y con razón apoya esta táctica , compatible con los lemas “Kronstadt” (Primavera 1921). La burguesía con razón, que las “fuerzas” el verdadero “clase obrera”, ahora se hacen por la vanguardia de gran alcance de esta clase (el Partido Comunista de Rusia, no de golpe, pero más de veinticinco años, ha ganado la función de los hechos , la fuerza y el título de “vanguardia” de la única clase revolucionaria) y luego por los factores de reducción de potencia se ha debilitado más y son más propensos a caer en los movimientos de los mencheviques y anarquistas. Con el lema “más confianza en las fuerzas de la clase obrera”, de hecho, ahora está trabajando para fortalecer la influencia de los mencheviques y los anarquistas: en la primavera de 1921, el de Kronstadt ha demostrado y demuestra con toda claridad. Todo trabajador con conciencia de clase debe exponer y expulsar a aquellos que gritan que “no tenemos confianza en las fuerzas de la clase obrera”, ya que estos chillones de hecho son cómplices de la burguesía y los terratenientes, para el beneficio de los que actúan para debilitar al proletariado, que se extiende la influencia de los mencheviques y los anarquistas.

 

Y aquí está la raíz del mal, si se reflexiona de una manera significativa sobre el significado real del concepto: “las fuerzas de la clase obrera.”

 

¿Dónde está su trabajo, buena gente, ¿qué has hecho para avanzar en la no Parte en el “frente” es ahora el frente más importante, en el frente económico de la construcción económica? Esa es la pregunta que se debe poner a los trabajadores con conciencia de clase de gritones. He aquí cómo usted puede y siempre se debe exponer a demostrar que realmente no ayudan, sino que impiden la construcción económica, la revolución proletaria, y que se están llevando a cabo no proletarias, pero la pequeña burguesía, que están sirviendo de un extranjero de clase para nosotros.

 

Nuestro lema es: ¡Abajo esos gritones! Abajo con la complicidad consciente de los guardias blancos, que están repitiendo los errores de los rebeldes de Kronstadt infeliz en la primavera de 1921! Ponga todo en un trabajo práctico que ayuda a entender las peculiaridades de la situación actual y las tareas! No necesitamos palabras, sino con hechos!

 

Una evaluación significativa de las fuerzas de esta clase en particular y real, no imaginario, nos enseña lo siguiente.

 

Después de un período de éxito, que no tienen precedentes en la historia de la proletaria creativa en el servicio militar, administrativo, político, hemos entrado – no por casualidad, sino que necesariamente, no por culpa de los hombres o los partidos, pero debido a razones objetivo – un período en el que las nuevas fuerzas crecen mucho más lentamente. En la obra de construcción de la economía es inevitablemente más difícil, más lenta, más gradual, y esto depende de la naturaleza de este trabajo en comparación con el militar, político administrativo,. Esto depende de sus dificultades y el hecho de que la tierra para cultivar, si se puede expresar, es más profunda.

 

Así que vamos a definir el máximo cuidado y absoluta de nuestras responsabilidades en esta nueva etapa, superior, de la lucha. Llamar con más modestia, podemos hacer más concesiones, dentro de los límites, por supuesto, en la que el proletariado sigue siendo la clase dominante puede ceder, más rápido que puede cobrar un impuesto moderado en especie, nos da la máxima libertad para el desarrollo, el fortalecimiento , la recuperación de la economía agrícola, plantas de producción que sean estrictamente necesarios a los contratistas, incluyendo a los capitalistas privados y los comerciantes extranjeros. Necesitamos un bloque o una alianza del Estado proletario con el capitalismo de Estado, en contra del elemento pequeñoburgués. Esta alianza tiene que ser hecho con habilidad, siguiendo la regla: “Mide siete veces antes de cortar.” Riserviamoci trabajo de campo menos extensa, lo que es absolutamente necesario, y nada más. Nos centramos en un campo de fuerzas más pequeñas se debilitó a la clase trabajadora, pero a cambio se fortalecerá y con más fuerza, nos enfrentamos a la prueba de la experiencia práctica, no una o dos veces, sino varias veces. Paso a paso, una pulgada por una: un paseo tan difícil en una situación tan grave, incluidos los peligros, un “ejército” como la nuestra no puede avanzar de otra manera ahora. Es mejor que los que encuentran este trabajo “aburrido”, “sin interés”, “incomprensible”, que arruga la nariz y cae en el pánico, o dejar de beber por la ausencia de declamación “impulso de edad,” de ” “El entusiasmo de edad”, etc., está “exento de trabajo” y dejar de lado, por lo que puede resultar perjudicial, ya que no quieren o no pueden reflexionar sobre las particularidades de la situación actual, la fase actual de la lucha.

 

En medio de la terrible devastación de un país y el agotamiento de las fuerzas del proletariado, agotado por una serie de esfuerzos casi sobrehumanos, nos encontramos ante el más difícil: sentar las bases de la economía socialista de verdad, organizar el intercambio regular de mercancías ( con mayor precisión los productos) entre la industria y la agricultura. El enemigo sigue siendo mucho más fuerte que nosotros, el intercambio de bienes, hecho de una manera anárquica, los especuladores individuales, menoscaba nuestro trabajo a cada paso. Vemos con claridad las dificultades y superar de manera sistemática, con tenacidad. Salimos de más iniciativa y la actividad más independiente de las entidades locales, darles más fuerza, la atención de acuerdo a su experiencia más práctica. La clase obrera puede sanar sus heridas, para reanudar su “poder de la clase” proletaria agricultores pueden aumentar su confianza en la dirección del proletariado en la medida en que la industria realmente se reconstituye con el éxito y el Estado llevará a cabo un intercambio regular de productos, los beneficios tanto para el agricultor y para el trabajador. En la medida en que tengamos estos logros, tenemos una afluencia de nuevas fuerzas, tal vez no tan pronto como a todos nos gustaría, pero lo haremos.

 

A continuación, para trabajar más horas y más seguro, más firme y más dura!

 

20 de agosto 1921

 

Pravda, núm 190, 28 de agosto de 1921.

 

 

Notas:

 

1) Lenin se refiere a un grupo de anarco-sindicalista que se separó del Partido Comunista de Alemania en octubre de 1919, las organizaciones de autónomos en abril de 1920. Este grupo lleva el nombre del Partido Comunista de los Trabajadores de Alemania. Al no tener el apoyo entre las masas de trabajadores en Alemania, el grupo luego degeneró en una pequeña secta hostil al Partido Comunista y la Unión Soviética.

 

2) Los errores de la “izquierda” del Partido Comunista de Alemania consistió en el hecho de que las “reclamaciones” empujar a la clase obrera a una acción prematura. La burguesía alemana tuvo la oportunidad de dirigir a los empleados a participar en la lucha armada para ellos en un momento desfavorable. En marzo de 1921 la insurrección de los trabajadores estallaron en la región central de Alemania. No contó con el apoyo de los trabajadores en otras regiones industriales y debido a esto, a pesar de una lucha heroica, fue rápidamente aplastada. Este Lenin levantamiento analizado y criticado los errores de “izquierda” en su discurso a favor de la táctica de la Internacional Comunista para el Tercer Congreso de la Internacional Comunista, y en su carta a los comunistas alemanes (ver Lenin, Obras Completas, vol. 32).

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