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Finché la guerra non lo ridivida!

novembre 11, 2016
Finché la guerra non lo ridivida!
http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtgm03-018466.htm
RMT | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

22/10/2016

E’ passato più di un secolo da quando Lenin scrisse a Zurigo, tra gennaio e giugno del 1916, la sua celebre opera L’Imperialismo, fase suprema del capitalismo, edito per la prima volta a metà del 1917. Senza l’apporto leninista è impossibile comprendere molti dei problemi e delle minacce che affronta l’umanità, tra essi, il problema della guerra.

L’Imperialismo, fase suprema del capitalismo

Ai nostri giorni, per molteplici cause che vanno oltre l’oggetto di questo breve articolo, sono molti coloro che confondono l’imperialismo con una politica estera aggressiva di alcune potenze, specialmente degli USA. Questa posizione parte da un grave errore, quello di separare la politica dalla base economica.

L’imperialismo o capitalismo monopolista è una fase del capitalismo. E’ la sua fase attuale, la sua fase superiore e ultima. E come tale, è caratterizzata da una serie di caratteristiche fondamentali che, per Lenin, sono le seguenti:

1) la concentrazione della produzione e del capitale, che ha raggiunto un grado talmente alto di sviluppo da creare i monopoli con funzione decisiva nella vita economica;
2) la fusione del capitale bancario col capitale industriale e il formarsi, sulla base di questo ‘capitale finanziario’, di un’oligarchia finanziaria;
3) la grande importanza acquistata dall’esportazione di capitale in confronto con l’esportazione di merci;
4) il sorgere di associazioni monopolistiche internazionali di capitalisti, che si ripartiscono il mondo;
5) la compiuta ripartizione della terra tra le più grandi potenze capitalistiche.
[Lenin, L’imperialismo, 1917, Cap. VII]

La spartizione del mondo tra le grandi potenze

Come si apprende dai punti 4) e 5), nell’analisi leninista viene data un importanza cruciale alla spartizione del mondo tra le potenze capitaliste. Ed effettivamente questa spartizione si realizza attraverso una determinata politica estera. Ma non una politica estera separata dal resto dei lineamenti imperialisti, ma più precisamente, conseguenza degli stessi. Nelle parole di Lenin, “i capitalisti si spartiscono il mondo non per la loro speciale malvagità, bensì perché il grado raggiunto dalla concentrazione li costringe a battere questa via, se vogliono ottenere dei profitti. E la spartizione si compie «proporzionalmente al capitale», «in proporzione alla forza», poiché in regime di produzione mercantile e di capitalismo non è possibile alcun altro sistema di spartizione”. [Lenin, L’imperialismo, 1917, Cap. V]

Nel momento in cui Lenin scrive l’Imperialismo, il mondo era completamente spartito. Adesso, come allora, le nuove ripartizioni avvengono “in proporzione alla forza”, così come successe durante la 1a Guerra Mondiale. Come segnalava il dirigente comunista: “Questi cartelli internazionali che posseggono tutto il mercato mondiale e se lo spartiscono «amichevolmente» – finché una guerra non lo ridivida – sono già più di cento!” [Lenin, L’imperialismo e la scissione del socialismo, 1916]

Controrivoluzione, crisi capitalista e guerra

E ovviamente, da allora, ci sono state nuove ripartizioni. Dopo il trionfo della controrivoluzione in Unione Sovietica e nella maggior parte dei paesi socialisti, l’imperialismo non aveva più il muro di contenimento che per decenni aveva rappresentato il potere operaio. Questo sviluppo “libero” del capitalismo monopolista mise presto in evidenza il peso delle contraddizioni interimperialiste. Le differenti potenze si lanciarono in toto in una spartizione del mondo e la guerra imperialista si è manifestata come continuazione, con mezzi violenti, della politica imperialista. Le guerre di Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, ecc. ci offrono alcuni esempi della relazione diretta tra la politica imperialista e la guerra.

Il grado di esaurimento della formazione capitalista, nella sua fase imperialista di sviluppo, è stato confermato dalla crisi capitalista iniziata alla fine del 2007. Le difficoltà in cui si trovano le classi dominanti per superare la crisi non fanno altro che intensificare le contraddizioni tra le differenti potenze, inserite, in pieno, nella nuova spartizione del mondo. La guerra che si sviluppa in Siria è un tragico esempio di questa spartizione. L’accordo sul cessate il fuoco, che entrò in vigore lo scorso 12 settembre, è stato in realtà negoziato tra USA, UE e Russia, potenze imperialiste che si spartiscono tra di loro un paese sovrano.

La pace, nell’imperialismo, mai smetterà di essere una pace armata. Nessun equilibrio multipolare tra potenze imperialiste cambierà questa realtà. La guerra imperialista sarà sconfitta solo se è sconfitto l’imperialismo stesso. Il prossimo mese si celebra il 99° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia. Si tratta di un buon momento per apprendere dalla storia, per riprendere gli insegnamenti bolscevichi sulla relazione tra guerra e rivoluzione, per riaffermare che la classe operaia non deve collocarsi dietro nessuna borghesia, ma prendere il futuro nelle proprie mani e avanzare, alla testa del popolo, verso il rovesciamento dell’imperialismo, in tutte le sue manifestazioni e in tutti i paesi.

Proletari di tutti i paesi, uniamoci!

 

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